Rifiuti, l’assessore Ultimo: «Dieci giorni per verificare se l’ordinanza discariche funziona»

Parla Sergio De Caprio, che detiene la delega all'Ambiente: «Chiariremo in maniera definitiva situazioni ambigue. Non è il momento delle polemiche, c'è bisogno di maturità e di uno sforzo comune. L'emergenza è un problema di tutti, perché causato da tutti»

di Luana  Costa
22 maggio 2020
12:09
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Sergio De Caprio
Sergio De Caprio

Venti giorni sono troppi. Il timing che l’assessore all’Ambiente, Sergio De Caprio - alias Capitano Ultimo - ha in mente non supera la finestra temporale di dieci giorni. Dieci giorni per valutare se aprire o chiudere la galassia di discariche pubbliche rimaste in una sorta di limbo amministrativo che ha consentito finora una gestione a singhiozzo dell’emergenza rifiuti in Calabria o peggio ancora border line. «Con questa ordinanza – spiega il titolare della delega all’Ambiente – andremo a chiarificare definitivamente situazioni che nel tempo sono sempre state lasciate indeterminate. Questa situazione finisce e finirà».

 

Dieci giorni di tempo

I dieci giorni serviranno nei fatti ad eseguire «rigorose procedure di verifica sullo stato dei luoghi» per le quali è stata appositamente costituita una task force pescando nel personale del dipartimento Ambiente, di Arpacal e della Protezione Civile: «Verificheremo se le prescrizioni sono state veramente applicate e se non è possibile procedere si chiuderà definitivamente». Resta appesa ad un filo molto sottile, quindi, la strategia studiata alla Regione per dispiegare un nuovo sistema basato sull’impiego delle discariche pubbliche in Calabria.

 

Spunta la discarica privata

Per il momento il flusso dei rifiuti potrà contare sulla piccola discarica di San Giovanni in Fiore e, ancora, sulla disponibilità di una discarica privata, quella di Celico di proprietà del gruppo Vrenna. Una volumetria di 90mila metri cubi, spazi vincolati ad un contratto già sottoscritto e valido per due anni. Nei fatti la società si è impegnata a smaltire qui i rifiuti prodotti dall’impianto di smaltimento di Lamezia Terme, dove in questi giorni di emergenza è confluita tutta l’immondizia dell’Ato Catanzaro. A questi conferimenti si aggiungeranno adesso duecento tonnellate al giorno, previsti nell’ordinanza, che non ha solo ingenerato nella proprietà il timore di esaurire gli spazi sottraendoli al vincolo del contratto già sottoscritto ma anche provocato l’ira di ambientalisti e dei sindaci della Presila decisamente contrari agli sversamenti.

 

Ambientalisti contro 

Ma l’assessore all’Ambiente sembra intenzionato a voler impiegare il guanto di velluto sottraendosi ad un pubblico braccio di ferro: «Qua si deve dialogare - ammonisce -. È stata adottata un’ordinanza che rappresenta una visione, una soluzione ad un problema che è stato causato da tutti ed è di tutti. La Regione Calabria è la somma di 404 Comuni e non deve esistere alcuna contrapposizione. La civiltà che vogliamo costruire è quella di una pianificazione collettiva per risolvere assieme e non per fare la guerra dei poveri. È questo il concetto: uscire dalle logiche dell’arraffare quello che si può e costruire assieme una Calabria che è di tutti. È questa la maturità da costruire».

 

Assenza di pianificazione

Usa fair play anche nei confronti della burocrazia regionale, la stessa che il presidente della Regione aveva sferzato nella nota interna – indirizzata al dirigente Domenico Pallaria - chiedendo spiegazioni di otto mesi di inattività. Quella che Santelli aveva bollato come inerzia, nelle parole dell’assessore all’Ambiente si trasforma in mancanza di programmazione: «Non voglio giudicare nessuno – precisa – ma credo che la criticità più evidente sia stata la mancanza di pianificazione. Mentre è proprio su questo che dobbiamo oggi costruire e unire le forze».

 

Zero discariche in due anni

Ma se l’obiettivo a breve termine è fissato in dieci giorni, in due anni e zero discariche è quello a lungo termine. Il fine – e il messaggio è rivolto ai sindaci riottosi – «è chiudere le discariche. Noi non vogliamo sfruttare o vessare una parte di popolazione rispetto ad un’altra – spiega il titolare dell’Ambiente -. Per questa ragione chiediamo che le operazioni si svolgano in sicurezza, che il problema si affronti con maturità, che tutto avvenga in trasparenza e che non ci sia nessun secondo fine, nessun inganno». Il percorso, insomma, non sarà indolore e passerà anche attraverso una fase di transizione.

Giornalista
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