Dalle fiumare al mare, così il fondale tra Calabria e Sicilia è diventato una discarica

Carcasse di auto, un vecchio forno. Ma anche materassi, grondaie, pneumatici. Quanto scoperto dagli scienziati nello Stretto di Messina è stato documentato sulla nota rivista Scientific Reports: «Saremo ricordati come l'epoca della geo-monnezza»

di G. D.A.
30 marzo 2019
09:53
La carcassa di auto trovata nello Stretto di Messina
La carcassa di auto trovata nello Stretto di Messina

Fiumare usate come discariche. Luoghi dove smaltire di tutto, in modo particolare rifiuti ingombranti. Poi ci penseranno le piogge, quelle torrenziali, quelle che provocano danni ed esondazioni, a fare piazza pulita, trasportando tutto in mare. Una pratica di inciviltà che accomuna diverse località calabresi. Ma quanto scoperto dai ricercatori del Cnr e della Sapienza, alle prese con studi sui fondali dello Stretto di Messina, lascia senza parole. In un articolo pubblicato su Repubblica.it, si evidenziano i passaggi salienti di un progetto partito con la realizzazione della carta geologica del fondale a mille metri di profondità. Qui, tra plastiche di ogni sorta, hanno trovato addirittura una cucina, una pentola e un mestolo.

I rifiuti sui fondali

E non solo. Nel 2016, i ricercatori sono ritornati sullo Stretto (progetto RitMare): «Questa volta lo scopo preciso era studiare i rifiuti urbani sui fondali. Ne abbiamo trovati in quantità sbalorditive», spiega al quotidiano Francesco Latino Chiocci, docente di geologia marina all'università Sapienza di Roma. Le immagini ed i dati raccolti sono stati pubblicati su Scientific Reports, nota rivista specializzata. Quanto documentato dalla telecamera sottomarina, fatta immergere sia di fronte alla costa calabrese che quella siciliana, ha dell’assurdo. Sui fondali giacevano le carcasse di un’automobile, di un forno, un albero di Natale, canne fumarie, secchi di vernice con pennello. Addirittura materassi, barche, pneumatici, serrande e grondaie. La concentrazione di spazzatura, scendendo con la sonda, paradossalmente aumentava. Anche nelle zone inesplorate, gli scienziati ritengono sia  alta la possibilità di riscontrare discariche e montagne di spazzatura. Recuperare rifiuti negli abissi, ad oggi, pare una soluzione lontana: «Quel che accadrà, immagino, è che lentamente i rifiuti saranno ricoperti da fango o da altri rifiuti e un mio collega li ritroverà fra migliaia di anni. Così la nostra epoca verrà ricordata come l'epoca della geo-monnezza», concludono.

Giornalista
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