Frana di Seminara, a un anno dal disastro la Regione è sparita

VIDEO | Dopo le rassicurazioni della Cittadella non è arrivata nessuna notizia né fondi per mettere in sicurezza l'ampia zona franata nel gennaio dello scorso anno

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di Francesco Altomonte
21 gennaio 2020
15:32
Casolare di Seminara distrutto dalla frana
Casolare di Seminara distrutto dalla frana

È passato un anno esatto da quando una terribile frana ha cambiato per sempre la fisionomia di una intera vallata e ha rischiato di fare crollare una parte della frazione Sant’Anna di Seminara. La pioggia durata alcuni giorni aveva creato un enorme smottamento, distrutto strade e fogne; inibito l’accesso ai proprietari in moltissimi fondi agricoli.

La Regione Calabria si era impegnata a intervenire, ma fino ad oggi non è stato fatto nulla o quasi, mentre la strada che sta a monte continua a restare inibita al traffico e a rischio crollo.

«Sono venuti subito dopo la frana l’assessore Antonella Rizzo e il consigliere regionale Mauro D’Acri – ha raccontato il sindaco di Seminara Carmelo Arfuso – che si erano impegnati a darci anche un minimo di risorse per intervenire. Dopo mesi di silenzio sono andato più volte alla Regione a Catanzaro per parlare con loro o con gli uffici, ma fino ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta».

La cifra richiesta dal comune di Seminara per poter mettere in sicurezza l’area ed evitare nuovi smottamenti non è molto alta, ma nonostante ciò gli uffici regionali non hanno più risposto alle sollecitazioni dell’ente. Insomma, sulla vicenda è calato un preoccupante silenzio.

«I nostri tecnici – ha spiegato il primo cittadino – hanno fatto un progetto per la messa in sicurezza. Abbiamo chiesto 500mila euro per poter intervenire e mettere in sicurezza ripristinando strade, canali, rete fognaria».

L’unica buona notizia arriva dalla protezione civile che ha accolto in parte la richiesta di fondi da parte del comune per il ripristino delle strade interpoderali.

«Avevamo chiesto fondi per 200mila euro per rimettere in sesto le vie interpoderali – ha concluso Arfuso – la protezione civile ci ha concesso il 30% e a giorni dovremmo iniziare i lavori in una zona nella quale olivicoltura è la maggiore fonte di reddito».

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