«Il 76% degli italiani è contrario alla caccia»: il sondaggio del Wwf

Per l'associazione ambientalista «serve un testo unico che tuteli la fauna selvatica nel suo complesso attraverso forti limitazioni, rafforzamento dei controlli e inasprimento delle sanzioni»

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11 febbraio 2022
06:30

Domani la "legge sulla caccia" compie 30 anni e secondo un sondaggio del Wwf il 76% degli italiani è contrario a questa attività e sarebbe d'accordo nel vietarla in tutto il territorio nazionale. L'associazione ambientalista ha anche stilato un report sulla legge 157 del '92 "Legge quadro sulla caccia e sulla tutela della fauna selvatica" che documenta come «quella che doveva essere una legge innovativa è stata sin da subito tradita da chi avrebbe dovuto applicarla, le Regioni innanzi tutto».

Anche per dare attuazione ai nuovi principi costituzionali, afferma il Wwf, «serve un testo unico che tuteli la fauna selvatica nel suo complesso attraverso forte limitazione della caccia, rafforzamento dei controlli e inasprimento delle sanzioni».


Dal sondaggio realizzato da Emg Different tra il 4 e il 7 febbraio 2022 su un campione di mille persone, «emerge che il sentimento che prevale tra gli italiani sembra essere nettamente contrario a questa attività, specie in considerazione dei suoi aspetti più crudeli e senza controllo. Il 72% del campione ritiene che l'esercizio della caccia generi problemi alla sicurezza dei cittadini e il 57% la ritiene un rischio per la salute delle persone».

Il 90% degli intervistati si è detto contrario all'uso di richiami vivi per piccoli uccellini e alla caccia consentita per alcune specie in via di estinzione, ma anche all'utilizzo di munizioni contenenti il piombo e alla caccia esercitata durante il fine settimana. I tre principali problemi della legge analizzati nel report sono la competenza normativa regionale (ogni anno, in media, la Consulta dichiara costituzionalmente illegittime almeno due leggi regionali per violazione dello standard minimo di tutela ambientale), governance e pianificazione (la gestione del territorio e delle risorse porta a una serie di centri di potere gestiti non con la finalità di tutelare l'ambiente ma di ottenere consensi) e prevenzione e repressione delle illegalità (mancano sanzioni efficaci e il supporto necessario per contrastare bracconaggio e caccia da frodo a chi si occupa della vigilanza venatoria).

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