Calabria in fiamme

Incendi, Pd ed Europa Verde chiedono alla Regione di revocare l’apertura della caccia

La stagione venatoria partirà il primo settembre. Sollecitato anche l'intervento del Governo. Il deputato democrat Viscomi: «Sto per depositare una specifica interrogazione»

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di Redazione
13 agosto 2021
13:34

Pd ed Europa Verde uniti nel dire no all’apertura della stagione venatoria dal primo settembre in Calabria, dopo le devastazioni subite dal territorio negli incendi di questi giorni.

Una «cosa assurda e incredibile», secondo Antonio Viscomi, deputato calabrese e capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera. «La giunta regionale revochi immediatamente la sua deliberazione – chiede - e dimostri un minimo di considerazione della drammatica situazione dei boschi e del patrimonio faunistico regionale».


«Come richiesto da Wwf e Lipu - prosegue - dia immediata applicazione all'articolo 19 comma 1 della legge 157 del 1992 che consente alle Regioni di “vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità”, a tal fine provvedendo a vietare la caccia anche nelle aree limitrofe ai territori colpiti dagli incendi. E se la Regione non lo fa intervenga allora il Governo, per il quale sto per depositare una specifica interrogazione«.

A fare eco alla richiesta di Viscomi è Susanna Cenni, responsabile Pd delle Politiche agricole, alimentari e forestali. «La Calabria è drammaticamente devastata dagli incendi con una distruzione senza precedenti, che misura il grande ritardo della Regione nella prevenzione e nella gestione dell'emergenza a terra. Mentre Amalia Bruni percorre ogni giorno i comuni più colpiti sollecitando l'attivazione dello Stato di emergenza, la Regione brilla per velocità solo nella apertura anticipata della caccia. Un atto incomprensibile e irricevibile fuori da ogni logica di buonsenso e di corretta gestione della pratica venatoria, soprattutto dopo incendi di questa portata che, guarda caso, spingono la fauna nelle aree risparmiate».

«Mipaf e Ispra intervengano - esorta -, il Governo revochi subito questa delibera vista la drammatica situazione di tutto il territorio. Una ulteriore conferma di quanto sia urgente un cambio alla guida della Regione».

La richiesta arriva anche da Europa Verde. «Sono milioni gli animali selvatici arsi vivi negli incendi che stanno sconvolgendo l'Italia, soprattutto al Sud, soprattutto in Calabria. Solo due giorni fa, abbiamo inviato una diffida al ministro Cingolani per smuoverlo dal suo torpore e chiedergli di intervenire immediatamente esercitando i poteri sostitutivi al fine di sospendere l'attività venatoria su tutto il territorio nazionale ai sensi dell'art. 8, comma 4 della legge 131/2003 e del secondo comma dell'art.120 della Costituzione. Oggi apprendiamo che la Giunta regionale calabrese ha deciso addirittura di anticipare al primo settembre l'apertura della stagione della caccia, infliggendo il colpo mortale alla fauna selvatica del territorio. Non possiamo accettarlo». Così, in una nota, il co-portavoce di Europa Verde Calabria Giuseppe Campana, insieme al co-portavoce nazionale Angelo Bonelli e al componente della direzione nazionale Francesco Alemanni.

«Di fronte alla perdita di migliaia di ettari di boschi, di biodiversità, di ossigeno, e di fronte a una flotta di canadair data in appalto ai privati con costi stellari - incalzano - il ministro alla Transizione ecologica non può continuare a restare immobile ma ha il dovere di agire con urgenza, anche correggendo la decisione scellerata del governo Renzi di distruggere un patrimonio prezioso di esperienze, conoscenza del territorio e un presidio fondamentale nella lotta al fuoco e nella tutela del patrimonio naturalistico e faunistico dell'Italia come il Corpo forestale dello Stato. L'attività di prevenzione del rischio incendi boschivi - concludono Campana, Bonelli e Alemanni - è fondamentale al fine di tutelare l'incolumità delle persone e per evitare che il nostro patrimonio ambientale venga distrutto, a maggior ragione con una crisi climatica che è causa di danni incalcolabili ai territori e al settore agricolo lungo tutta la penisola».

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