Inquinamento, Mirabelli (Mare pulito): «Le criticità maggiori sulla costa tirrenica, basta alibi»

Intervista a tutto campo alla fondatrice e presidente dell’associazione dedicata alla memoria del procuratore Bruno Giordano: «Se i Comuni facessero il loro lavoro per bene tutto l’anno, in estate non ci sarebbero problemi»

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di Francesco Mobilio
5 luglio 2021
06:30

Un impegno svolto direttamente sul campo. Giorno dopo giorno, che, sommati, alla fine fanno tre anni di lavoro, nel mezzo anche una pandemia. Francesca Mirabelli in quello che fa ci mette la faccia e tanto tempo. La fondatrice e presidente dell’associazione Mare Pulito “Bruno Giordano”, sodalizio nato in omaggio al marito, il compianto procuratore della Repubblica, ha un chiodo fisso: spronare i Comuni calabresi a governare rispettando l’ambiente marino e la biodiversità. Lei è convinta che si possa fare. Che si debba soprattutto fare poiché corrisponde a un vero e proprio imperativo categorico. E intanto va in giro per la Calabria a scovare quelle amministrazioni che in silenzio operano già in modo virtuoso. Li segue per un anno, verifica ciò che fanno e come, controlla dati e numeri, poi se tutto quadra consegna loro un riconoscimento. Pochi giorni fa al porto di Tropea la consegna del Premio Mare Pulito ai Comuni di Roccella e Melissa, perché «hanno dimostrato di gestire in modo eccellente i loro territori», anticipa la Mirabelli che in questa intervista esclusiva accetta di parlare a tutto campo.

Come nasce l’idea di un’associazione a difesa dell’ambiente e, in particolare, del mare?


«L’idea è nata tre anni fa, esattamente nel 2019, anche se legalmente siamo partiti lo scorso anno, perché l’emergenza sanitaria ha frenato le nostre attività. Abbiamo iniziato con il premio nel 2019, assegnandolo al Comune di Tropea. L’associazione Mare Pulito “Bruno Giordano” porta il nome di mio marito, che è stato procuratore prima di Paola e poi di Vibo Valentia, perché nel corso della sua carriera di magistrato si è sempre occupato di salvaguardia dell’ambiente, con una particolare attenzione all’ambiente marino. La sua dedizione a questo particolare tema mi ha spinta a fare nascere l’associazione, con lo scopo principale di attribuire ogni anno ad una amministrazione comunale virtuosa della Calabria, che si contraddistingue rispetto ad altri Comuni, una targa di riconoscimento per le buone pratiche ambientali, quando queste sono ispirate alla legalità e ad una particolare cura e attenzione. Speriamo che nel corso del tempo le amministrazioni comunali facciano rete in maniera tale che da questa sinergia possa nascere un nuovo modo di governare i propri territori con una particolare attenzione alla tutela dell’ambiente marino e alla salvaguardia della biodiversità».

Se dovesse racchiudere in poche battute questi tre anni di impegno…

«Questi tre anni non sono stati certamente facili per le condizioni in cui abbiamo dovuto lavorare, perché l’associazione è sorta proprio nel periodo della pandemia. Ci auguriamo, pertanto, che il lungo e difficile momento che stiamo vivendo possa essere superato presto per i tanti e ovvi motivi, ma anche perché l’associazione possa decollare e possano vedere concreta realizzazione tutte le attività che sono in cantiere».

Ne vuole anticipare qualcuna?

«Volentieri. Sono stati già programmati alcuni eventi che dovrebbero essere realizzati tra luglio e agosto. Si tratta di incontri che avranno luogo nei vari territori costieri della Calabria. Uno è previsto per la fine di luglio e avrà come cornice il porto di Cetraro, poi ci si sposterà sulla ionica reggina e anche sulla costa catanzarese. Al centro di questi incontri ci sarà la divulgazione del “Manuale delle buone prassi per la tutela del mare” che abbiamo presentato nei giorni scorsi qui a Tropea. Questo testo è dedicato a tutti i sindaci dei comuni costieri. In questo libro sono contenuti preziosi suggerimenti che spiegano quali siano le giuste tecniche per fare funzionare al meglio un depuratore e quali siano gli effetti del malfunzionamento dei depuratori sul mare e sull’ambiente».

In questi ultimi tre anni lei è stata in tanti luoghi della Calabria, che regione ha trovato dal punto di vista della difesa dell’ambiente e del mare?

«Devo confessare che alcuni luoghi della nostra regione mi hanno sorpreso, in particolare quelli siti lungo la costa ionica. Tanto è vero che per il secondo anno consecutivo molte targhe sono state consegnate proprio ai sindaci dei Comuni di quella zona. Per citarne alcuni Sellia Marina, Melissa e Roccella. In particolare, mi piace ricordare l’amministrazione comunale di Sellia Marina (vincitrice del premio nel 2020, ndr) che anche nel corso dell’osservazione di quest’ultimo anno si è dimostrata eccellente. Infatti, ha dimostrato particolare attenzione a queste tematiche, evidenziando ancora una volta buone pratiche per le quali occorre fare un plauso al sindaco per la gestione, la cura e l’attenzione all’ambiente e in particolare a quello marino. E molti altri comuni di quest’area hanno evidenziato impegno nella gestione e nella tutela dell’ambiente marino».

Tutto bene, allora?

«No, affatto. Il mio grande cruccio è il Tirreno cosentino, la zona di Tortora, ma penso anche all’area complessiva del Tirreno, quindi Lamezia, la Pineta di Pizzo, la foce del fiume Mesima, in particolare Nicotera. Tutto sommato, per quanto riguarda il resto della Calabria non ci sono gravissimi problemi, ma abbiamo potuto prendere atto di territori che presentano criticità. Quello che bisogna combattere non è tanto il malfunzionamento dei depuratori, che comunque è controllato, ma il vero problema è rappresentato dagli scarichi abusivi. In questi giorni giungono numerose segnalazioni che riguardano il torrente Sant’Anna, collocato nel Comune di Vibo Valentia. Siamo molto preoccupati per questa situazione e mi auguro che si sensibilizzino gli amministratori e chi di dovere, affinché possano convergere tutti i loro sforzi per mettere a posto questa preoccupante situazione che riguarda il Vibonese».

Il premio è un riconoscimento che dimostra che si può amministrare bene anche in Calabria.

«Certo che si può, anzi è più facile, ci sono meno problemi. Se si amministra tenendo ben saldo il principio della legalità e si opera con coscienza anche i Comuni costieri calabresi, che nel periodo estivo vedono aumentare la loro popolazione, mentre nel periodo invernale ospitano un numero ridotto di abitanti, se nel corso dell’inverno lavorano con senso di responsabilità anche d’estate potranno garantire la tutela dell’ambiente e del mare. Spesso assistiamo alle lamentele da parte degli enti che denunciano un cattivo funzionamento delle attività di depurazione, proprio in virtù del fatto che gli impianti non reggono l’aumento della popolazione. Ma possiamo dire che questo è solo un alibi, perché se i fanghi dei depuratori venissero smaltiti in maniera corretta non ci sarebbero ripercussioni sull’inquinamento del mare neanche durante l’estate«.

Cosa vuol dire operare all’interno di un’associazione di questo tipo in Calabria? Ci sono aiuti o si è lasciati da soli?

«L’associazione Mare Pulito “Bruno Giordano” non ha aiuti, cammina da sola. La nostra associazione non conta su nomi che derivino dalla politica o dalle istituzioni. Non abbiamo vicino nessuno. Noi possiamo contare soltanto sulla nostra caparbietà. Al nostro fianco lavorano e ci accompagnano l’Arpacal, la Guardia Costiera. Loro hanno capito le nostre finalità, hanno capito che le nostre intenzioni sono assolutamente pulite, oneste. A queste istituzioni va il nostro ringraziamento, perché senza il loro supporto non avremmo potuto operare. Infatti, nella designazione e nella consegna dei premi il loro supporto è fondamentale: ci occorrono i prelievi delle acque, di cui si occupa l’Arpacal per stabilire la qualità del mare, per stabilire se ci siano illeciti sulle coste è necessario l’intervento della Guardia Costiera. Per quanto riguarda il mondo della politica, la Regione Calabria, il Dipartimento ambiente, o altro, non riceviamo alcun aiuto o supporto».

Alla fine, forse, è meglio così.

«Forse sì, in considerazione dei risultati che stiamo ottenendo. Mi auguro che la nostra attività sensibilizzi anche loro affinché possano operare per il bene della comunità calabrese, così come stiamo facendo noi nel nostro piccolo».

L’associazione si muove tra Cosenza e Tropea, ma il suo sguardo è rivolto a tutto il territorio calabrese.

«L’associazione è nata a Tropea, la sede legale è a Cosenza ma ci occupiamo di tutta la Calabria. L’obiettivo dell’associazione e quello di fare rete, di legare i vari Comuni e di contribuire e dare una mano per il buon funzionamento della depurazione. Ci teniamo a sensibilizzare le comunità sulle tematiche ambientali. Noi non indaghiamo, non abbiamo attività ispettive, ma cerchiamo di promuovere e premiare le buone pratiche, nella convinzione che il buon esempio possa servire da incoraggiamento per altre realtà».

Qual è il messaggio ultimo che l’associazione vuole lanciare ai calabresi?

«Il nostro vuole essere un invito ad essere più accorti, ad avere più cura del proprio territorio. La Calabria è fatta dai calabresi. Quindi, ogni cosa che accade qui è nostra responsabilità. E questo è vero sia per le cose cattive, ma anche e soprattutto per ciò che di buono in ogni settore e in particolare in quello ambientale facciamo. Abbiamo precisi obblighi verso l’ambiente e dobbiamo farcene carico e prendercene cura. Abbiamo un patrimonio, la Calabria conta 800 chilometri di costa che potrebbero vivere tutto l’anno solo di turismo, pertanto dovremmo essere più sensibili. Non addossiamo colpe a chi ci ha preceduto. Questo tipo di atteggiamento finora ci ha soltanto penalizzati. Noi siamo in prestito alla nostra terra e al mare. Quindi è dovere morale e civile mostrare impegno e dedizione alla loro tutela».

Chiudiamo: in questi anni di lavoro sul campo ci sono state più soddisfazioni o amarezze?

«Le soddisfazioni e le amarezze ci sono state e in parte si equivalgono. Da un lato abbiamo appreso che alcuni dei nostri conterranei e dei nostri amministratori hanno davvero a cuore il nostro mare. Ma altre volte, di fronte a quello che non va bene, ai comportamenti che potrebbero causare danni enormi al mare, di fronte all’assoluta noncuranza di chi dovrebbe e potrebbe intervenire, l’amarezza è tanta. Senti dentro il senso della sconfitta, sia per l’impegno che hai profuso per quella causa, ma soprattutto per la consapevolezza che quelle condotte sono veri e propri crimini e determinano effetti che potrebbero non essere recuperabili».

 

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