Guerra dell'acqua, la Regione punta a riportare pubblico il bene intanto chiede nuove quantità al colosso A2A

VIDEO | L'assessore all'Ambiente dichiara la sua intenzione di rendere pubbliche le risorse idriche calabresi ma la concessione scadrà nel 2029. Intanto si avvia la trattativa per rispondere alle esigenze del territorio crotonese

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di Luana  Costa
10 luglio 2021
13:50

Ha lo sguardo determinato e fiero l’assessore all’Ambiente, Sergio De Caprio, quando dice che il suo obiettivo è rendere pubbliche le risorse idriche in Calabria. Probabilmente non sarà lui a condurre in porto l’auspicata operazione dal momento che il contratto con la società A2A scadrà tra otto anni, nel 2029. Per ora la Regione resta imbrigliata da una concessione che nei fatti privatizza un bene pubblico: l’acqua.

Acqua pubblica

«Il nostro obiettivo è rendere pubblico l’uso delle energie rinnovabili, farla diventare la prima fonte di ricchezza del popolo calabrese per l’autosufficienza e per la prosperità». Per ora resta in piedi lo scontro con le aziende agricole, soprattutto crotonesi, che impiegano maggiori quantitativi d’acqua di quelli previsti in convenzione. E l’unica via possibile resta la trattativa: «Su questi impianti irrigui negli anni – spiega il titolare delle deleghe all’Ambiente – sono state collegate anche aree per uso potabile di Cutro e di Isola di Capo Rizzuto».


Allacci domestici

Si tratta per lo più di utenze domestiche e villaggi turistici ma che aumentano la sete d’acqua. «Da un lato - spiega l’assessore – gli agricoltori devono riconvertire gli impianti di irrigazione e portarli a goccia risparmiando così del 30% la risorsa idrica, i Consorzi di Bonifica devono installate misuratori sulle tubazioni per comprendere esattamente i consumi reali e la Regione si deve fare carico di riparare le tubazioni che hanno bisogno di interventi per ridurre la dispersione».

Galleria sotterranea

È all’altezza della diga di Migliarite che avviene la distrazione della risorsa idrica incanalata attraverso una galleria sotterranea verso le centrali idroelettriche di proprietà della multinazionale anziché nelle vasche dei Consorzi per la distribuzione alle aziende agricole: «Ad A2A stiamo chiedendo di scorporare dall’accordo quattro milioni e mezzo di metri cubi d’acqua che sono devoluti per uso potabile. Su questa quantità di acqua ci aspettiamo una collaborazione seria e responsabile da parte dell’azienda».

Inasprimento delle tasse

In attesa del 2029 e dell’auspicato ritorno al pubblico dell’acqua calabrese, intanto è stata inasprita la tassa sull’uso della risorsa idrica: «Noi con la legge 5 del 2021 – spiega De Caprio - abbiamo portato da 14 a 42 euro a kilowatt la tassa per l’idroelettrico sui grandi invasi. Un provvedimento importante che porta maggiori risorse al popolo calabrese».

Giornalista
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