La mareggiata cancella la costa di Rossano ma nessuno lo sa: «Dove sono le istituzioni?»

VIDEO Nella notte di San Valentino lo Jonio, spinto da venti di Grecale e Tramontana, ha spazzato via quasi 30 metri di arenile e creato un dislivello di oltre 3 metri. Un fenomeno naturale che da queste parti nessuno ricorda in maniera così distruttiva. "Il mare che scava" probabilmente ha creato anche un nuovo assetto nei fondali di Rossano, solitamente profondi e sassosi. Le attività balneari in ginocchio 

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di Marco  Lefosse
15 febbraio 2019
13:12

«Solitamente il mare quando è alto spinge detriti, porta pietre, sabbia e tutto quanto è riposto nel fondale. Questa volta no. Questa volta quando è arrivato a riva sembrava prendesse forza dalla terra. Le onde sbattevano sulla battigia e scavavano, scavavano. Se quel giro di venti tra Grecale e Tramontana fosse continuato ancora per molto probabilmente il mare avrebbe mangiato persino il lungomare (che dista circa 100 metri dalla linea di mare, ndc)». E’ il racconto di Isidoro Villella, ai più conosciuto come Baffobianco, proprietario dell’omonimo storico stabilimento balneare di Viale Sant’Angelo a Corigliano-Rossano. Stamattina era fermo a guardare il mare, nel suo lido, dall’alto di uno sperone creato dai flutti e che fino a poche ore fa non esisteva. Il mare di San Valentino ha plasmato un nuovo litorale con un gradino, che in alcuni tratti supera i tre metri, tra la costa e lo specchio d’acqua, e ha ridisegnato una nuova sagomatura nella litoranea. E Qualche “lupo di mare” sostiene che quest’estate i bagnanti si troveranno in un contesto diverso dal solito. I fondali di Rossano, particolarmente, e quelli dell’Alto Jonio calabrese sono notoriamente sassosi e profondi. Beh, l’ultima mareggiata potrebbe aver cambiato, almeno in alcuni tratti, questa caratteristica: sicuramente il fondale degraderà lentamente e addirittura sarà molto più sabbioso.

Il mare che scava

Il fenomeno è del tutto naturale ma assume una caratteristica straordinaria che da queste parti non si ricorda a memoria d’uomo. È il mare che scava - diverso da quello che inonda come quello che nel 1974 (che nel gergo viene ricordato come il maremoto) si spinse fino a oltre 200 metri dal suo limite naturale - di cui ad oggi non si ha memoria né si hanno molte testimonianze tramandate.

La conta dei danni

Intanto si fa la conta dei danni. Soprattutto negli stabilimenti balneari con i titolari che lamentano la totale assenza di interventi da parte delle istituzioni sovracomunali. «Non abbiamo visto nessuno – hanno dichiarato alcuni di loro ai microfoni di LaC News 24 – tantomeno il Comune, la Provincia e la Regione si sono preoccupati di contattare i titolari delle concessioni demaniali per capire se avevano, o meno, subito dei danni. La domanda che ci poniamo è una: gli enti preposti sono a conoscenza di quanto accaduto oppure no?»

Giornalista
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