Nuove case a Caraffa, la Regione “interpreta” il Tar a modo suo

I giudici amministrativi bocciano lo stop imposto al Comune per il maxi-insediamento abitativo, ma la Cittadella sostiene che sarebbero stati confermati i vincoli ambientali che hanno motivato la sua decisione

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di Luana  Costa
10 novembre 2018
14:46

«La presente decisione non ha ad oggetto, nè potrebbe averlo, la compatibilità ambientale dell'intervento edilizio». È questa la "doverosa" premessa da cui prende le mosse la prima sezione del Tribunale amministrativo regionale nel pronunciarsi sul maxi-insediamento abitativo che dovrebbe sorgere nel comune di Caraffa, cittadina alle porte di Catanzaro, in attuazione di un progetto promosso dal Ministero delle Infrastrutture il cui soggetto attuatore è stato individuato nella Grassetto Costruzioni.

 


Accoglimento del ricorso

All'indomani dell'accoglimento da parte del Tar del ricorso proposto dal Comune di Caraffa, difeso dall'avvocato Crescenzio Santuori, con cui era stato richiesto l'annullamento del decreto del dirigente generale del dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria che aveva espresso parere di non compatibilità ambientale sul programma di edilizia residenziale, dalla Cittadella si tenta di entrare nuovamente a gamba tesa in una materia su cui questa esercita un'azione preventiva ma non autorizzativa. È la prima sezione del Tar (presidente Vincenzo Salomone, estensore Francesco Tallaro) a metterlo nero su bianco nella sentenza pronunciata nella giornata di ieri.

 

Parere negativo

La Regione Calabria ha, infatti, espresso parere negativo al maxi-insediamento con il decreto del dirigente regionale del dipartimento Ambiente e Territorio sulla scorta del rifiuto opposto dal Comune di Caraffa di rilocalizzare il progetto. «Ma all’amministrazione regionale non era consentito intervenire nuovamente nella procedura, concludendo, in contrasto con le determinazioni del Comune di Caraffa, nel senso dell’incompatibilità ambientale del progetto», annotano i giudici amministrativi. «Facendo così - continuano -, l’amministrazione regionale ha ecceduto rispetto alle funzioni attribuitele dalla legge e ha esercitato poteri di surroga dell’amministrazione comunale, le cui determinazioni non sono state ritenute condivisibili. Spettava al solo Comune di Caraffa la responsabilità di bilanciare i vari interessi in gioco, fermo restando che l’esecuzione delle opere a valle dell’approvazione del Piano Integrato è assoggettata alla disciplina posta a tutela dell’ambiente».

 

Intervento a gamba tesa

E nonostante la limpidezza della sentenza, la Regione è tornata oggi nuovamente alla carica divulgando una nota che si pone in netto contrasto con la pronuncia dei giudici amministrativi: «Il Tribunale Amministrativo ha censurato sul piano formale l’emissione del parere regionale ma ha ribadito nella sostanza i vincoli ambientali, contenuti nel provvedimento regionale, in base ai quali l’opera non può essere realizzata - si legge nella nota dell'ufficio stampa - evidenziando numerose criticità ambientali e suggerendone la ricollocazione. Ne consegue che in base all’indicazione del Tar - continua ancora la nota - il Comune di Caraffa ha violato sul piano normativo le prescrizioni ambientali per cui il progetto così come proposto risulta molto pesante sul piano dell’impatto e non può essere realizzato. La Regione ha dunque agito nell’interesse della cittadinanza e della tutela dell’ambiente, nel sottolineare le gravi carenze normative dell’iter progettuale».

 

Luana Costa

 

 

Giornalista
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