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Monoliti, canyon e cascate: lo spettacolo delle Valli Cupe tra i comuni di Sersale e Zagarise

FOTOGALLERY | E lungo tutti i percorsi ci si può imbattere in scoiattoli, donnole, faine, volpi. «Il nostro motto è quello di tramandare ciò che gli anziani ci hanno trasmesso»

di Luana  Costa
2 agosto 2021
06:34

I rapaci volteggiano sulle pareti del canyon che lacrimano piccole gocce d'acqua. Dalla profonda gola piovono rimescolandosi al piccolo ruscello che lo taglia in due. «È possibile avvistarli quando c'è più silenzio; la mattina all'alba o la sera» spiega Francesco Amato, presidente della cooperativa Segreti Mediterranei, tra gli organizzatori delle più riuscite escursioni, quelle notturne.

Luci nella notte

Si parte alle 21 per sfuggire alla canicola diurna e - torcia in mano - con il favore delle tenebre si va alla scoperta di uno dei più suggestivi doni della natura. Nell'entroterra catanzarese il tempo ha scavato gole, ha dato la stura a cascate lasciando intatti i segni del passato: i monoliti scolpiti dal vento. La riserva naturale Valli Cupe possiede una storia disseminata in più siti che si distendono a cavallo tra i comuni di Sersale e Zagarise.


Teatro naturale

Ma durante la notte, quando il fresco allevia le vampate diurne, gli escursionisti si avventurano alla volta della cascata del Campanaro: «È un percorso adatto a tutti» specifica Francesco Amato, e al termine dell'agevole camminata lo specchio d'acqua appare rischiarato dalle torce. «Sembra un teatro naturale» ammette con orgoglio e qui si intonano cori gospel o vanno in scena quiz "naturalistici". «Cerchiamo di coinvolgere i visitatori lasciando una impronta culturale. Non siamo fautori di un turismo selvaggio ma tentiamo di far apprezzare la bellezza dei luoghi raccontandone la storia».

Pasta e birra

I visitatori vengono "interrogati" sulla storia della riserva, ricevendo in omaggio prodotti tipici locali: la pasta artigianale del pastificio di Sersale o la birra del birrificio di Zagarise; quando il turismo diventa anche promozione del territorio. Meno adatto, invece, all'escursionismo notturno per la complessità e durata del percorso è il canyon Valli Cupe, l'attrazione più spettacolare della riserva ma che richiede fiato lungo e gambe agili. 

Il canyon

Lo si raggiunge al termine di un lungo - e sudato - percorso di discesa fino a valle, dove un piccolo ruscello accompagna la sinuosità delle gole che sovrastano i visitatori. Dalle pareti trasuda ruvida umidità e piovono frammenti di roccia, tanto da rendere obbligatorio l'uso del caschetto. «Sulla formazione del canyon vi sono diverse interpretazioni - racconta Francesco Amato - ma la più accreditata ne fa risalire la nascita ad un terremoto avvenuto circa 30 milioni di anni fa. Successivamente gli agenti atmosferici ne hanno scolpito le pareti, creando questo ambiente tetro, da cui con ogni probabilità prende il nome la valle».

I buchi nella roccia

Ma anche le origini etimologiche si perdono nel tempo: «Si ipotizza che il termine cupe sia di derivazione francese "couper" che vuol dire tagliare, tagliato per la conformazione delle pareti ma io credo nell'interpretazione più semplice. Nel nostro dialetto "cupare" significa bucare. E le pareti com'è possibile vedere sono piene di buchi, dove nidificano i rapaci». Vi si trovano falchi, falchi pellegrini, corvi imperiali, il nibbio e nelle acque fresche del ruscello la rana italica e la salamandra dagli occhiali. 

La storia che non si perde nel tempo

E lungo tutti i percorsi ci si può imbattere in scoiattoli, donnole, faine, volpi. «Il nostro motto è quello di tramandare ciò che gli anziani ci hanno trasmesso» ci tiene a precisare ancora Francesco Amato. E così capita di apprendere che una particolare pianta veniva impiegata per conferire il colore rosso ad un dolce tipico, o che il pastillaro, che è possibile ammirare ancora oggi, era una struttura dove avveniva la lavorazione della castagna, in dialetto "pastillu". Per i più conviviali di recente si è anche rodata una nuova formulazione escursionistica: un apertivo al termine del percorso. «È molto richiesto e i visitatori ne sono entusiasti. In simili paesaggi ogni cosa diventa suggestivo».

La riserva è gestita da Legambiente. Per tutte le informazioni è possibile rivolgersi anche al Centro Informazioni Turistico - Pro loco di Sersale.

Giornalista
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