Le forti scosse registrate negli ultimi giorni nel Tirreno meridionale, al largo della Sicilia settentrionale, hanno riportato l'attenzione anche in Calabria sul vulcano sottomarino Marsili e sui possibili rischi per le coste. Il terremoto più intenso, di magnitudo 5, è stato registrato il 23 ottobre 2026, seguito da numerose altre scosse. Ma esiste un collegamento tra la sequenza sismica e il vulcano? Al momento, gli esperti escludono una correlazione diretta.

A fare il punto sulla situazione è anche Fanpage.it, che ha intervistato il sismologo Nicola Alessandro Pino, già primo ricercatore dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Secondo l'esperto, i terremoti sono riconducibili a una fascia sismica conosciuta, legata alla convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica, e non all'attività del Marsili.

Sciame sismico nel Tirreno, oltre 170 scosse in pochi giorni

La sequenza sismica è iniziata il 20 ottobre e si è intensificata venerdì 23 ottobre, quando è stata registrata una scossa di magnitudo 5.5. Nei giorni successivi sono state rilevate oltre 170 scosse di magnitudo superiore a 2, secondo i dati riportati da Fanpage.it il 25 ottobre. Gli eventi si sono concentrati nell'area marina a nord delle isole Eolie, al largo della Sicilia settentrionale.

La vicinanza geografica al Tirreno meridionale e la presenza di grandi apparati vulcanici sottomarini hanno alimentato interrogativi sul possibile coinvolgimento del Marsili. Tuttavia, gli esperti invitano a distinguere i fenomeni tettonici dall'attività vulcanica: la sequenza in corso viene ricondotta all'attivazione di strutture di faglia.

Vulcano Marsili, quali rischi per le coste della Calabria?

Il Marsili si trova nel Mar Tirreno, a ovest della Calabria, ed è uno dei più grandi vulcani sottomarini d'Europa. La sua posizione rende importante studiare gli eventuali effetti di una possibile instabilità sui territori costieri, comprese le aree calabresi affacciate sul Tirreno.

Un'analisi pubblicata nel 2020 sulla rivista scientifica Bulletin of Volcanology, ripresa da Fanpage.it, ha esaminato diversi scenari di cedimento dei fianchi del vulcano. Il rischio più significativo, secondo le simulazioni, non deriverebbe direttamente dall'eruzione, ma da una possibile frana sottomarina capace di spostare grandi volumi d'acqua e generare uno tsunami.

Nello scenario più estremo, che ipotizza il distacco di circa 17,6 chilometri cubi di materiale, le onde potrebbero raggiungere le coste di Calabria, Sicilia, Basilicata e Campania in circa 20 minuti. Si tratta di una simulazione teorica, non di una previsione di ciò che accadrà.

Nessun allarme imminente, ma resta importante il monitoraggio

Le scosse degli ultimi giorni non costituiscono, secondo le valutazioni degli esperti citati da Fanpage.it, un segnale di un'imminente eruzione del Marsili. Non ci sono evidenze di un collegamento diretto tra la sequenza sismica e il vulcano sottomarino.

Per la Calabria, il tema resta comunque rilevante sul fronte della prevenzione e della conoscenza dei rischi naturali. Gli scenari scientifici consentono di valutare le possibili conseguenze di eventi estremi, ma non devono essere confusi con previsioni di tsunami imminenti.