Tirreno cosentino: stessa spiaggia, stesso mare... sporco

VIDEO | Come ogni anno i turisti hanno immortalato un po' ovunque chiazze marroni in mare. La politica dà la colpa ai depuratori e agli scellerati degli scarichi abusivi, ma intanto tutto resta immutato

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di Francesca  Lagatta
22 agosto 2020
17:00

Non sono bastati la pandemia e gli episodi di rapina e violenza (vedasi alla voce mega rissa a Diamante), l'estate 2020 della costa tirrenica cosentina sarà ricordata, per l'ennesima volta, per il malfunzionamento di depuratori e gli scarichi abusivi che spesso hanno ridotto il mare cristallino in una discarica a cielo aperto, interessando, per via delle correnti marine, tutto il litorale.

Il caso Torremezzo

Torremezzo è la frazione marina del Comune di Falconara Albanese e si trova tra le città di San Lucido e Fiumefreddo Bruzio. Le cattive condizioni del mare di questa caratteristica località balneare sono diventate sul web una sorta di tormentone, tra la rabbia e l'ironia dei turisti che però non si rassegnano. Due giorni fa si è registrata addirittura una protesta. L'odore nauseabondo pare sia diventato insopportabile e le acque marroni, putride da come si evince dalle foto, sono un brutto segnale. Ma di chi è la colpa? Sempre degli altri, della malapolitica, di un inaspettato aumento del numero dei vacanzieri che manda in tilt i depuratori di una città a vocazione turistica. Ogni anno è la stessa storia, il problema nessuno lo risolve e si trascina. Le prime avvisaglie c'erano state nel mese si giugno eppure tutto è rimasto immutato.

Il depuratore di Fuscaldo in tilt

Non se la passano bene nemmeno le acque marine di Paola e Fuscaldo, tanto che lo scorso 20 agosto, nei locali della Capitaneria di porto di Vibo Valentia Marina, si è reso necessario un incontro a cui hanno partecipato i sindaci Roberto Perrotta e Gianfranco Ramundo, nonché i direttori tecnici delle Società di gestione e manutenzione dei relativi impianti di depurazione, oltre che il direttore del dipartimento Arpacal di Cosenza. L’incontro era volto ad approfondire le dinamiche che hanno causato l’inquinamento marino lungo il tratto di costa a Sud della provincia di Cosenza, ma la solfa alla fine, è sempre la stessa: «La questione di questi ultimi giorni - si legge in un comunicato ufficiale - è da ricercarsi nella massiccia presenza di non residenti che ha provocato un eccesso di liquami collettati nell’impianto di Fuscaldo collegato anche al malfunzionamento di una parte dell’impianto stesso». Anche qui è colpa dell'impianto che non regge l'arrivo dei turisti. Proprio come l'anno scorso, due anni fa e via dicendo.

Praia a Mare tra Bandiera blu e... marrone

Singolare, poi, è il caso di Praia a Mare, città balneare insignita della bandiera Blu, dove se lo specchio d’acqua antistante l’isola Dino sarebbe pulito e cristallino, come certifica il prestigioso vessillo della Fee, nel chilometro e mezzo di mare che la separa dalla città di Tortora (anche questa Bandiera Blu), nuotano batteri di diverso genere e tutti potenzialmente pericolosi, tanto che il Ministero della Salute è costretto, da qualche anno a questa parte, a vietare in toto la balneazione per un tratto di spiaggia di circa 1,5 chilometri. Fatto, questo, puramente indicativo, dal momento che lungo il tratto interessato sorgono numerosi lidi, gli avvisi di inquinamento si contano sulla punta delle dita e sono stampati su fogli A4, a cui non si fa nemmeno caso. Sono tre i punti di maggiore inquinamento, uno dei quali riconducibile al canale Fiumarella, da cui sfociano le acque che attraversano gran parte del paese nei tubi sotterranei e sfociano dritto in mare. Sono stati vani, negli anni, i tentativi dell'amministrazione comunale di fermare l'inquinamento. Vani pure gli oltre 70mila euro di lavori che dovevano risanare i 777 metri di costa interdetta, poi diventati esattamente il doppio. E' il quinto anno che il problema si ripete e al momento non si vedono soluzioni all'orizzonte.

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