Le ombre sul torrente La Grazia, una bomba ecologica a Tropea?

VIDEO| Il torrente vibonese divenuto una discarica dove il flusso delle acque viene ostacolato da spazzatura, ingombranti e pneumatici 

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di P. C.
16 maggio 2020
15:01

Il La Grazia, a Tropea, è molte cose. È un torrente che, come altri, seziona una delle città della Calabria più belle ed amate nel mondo. Dà il nome ad una contrada che dalla Statale 522, che collega la Perla del Tirreno ad altre località turistiche della Costa degli dei, degrada verso il male. Segna il confine tra Tropea e Parghelia: tra il porto turistico, a Sud, e la spiaggia La Grazia e, quindi, la Pizzuta di Parghelia, a Nord.

Il La Grazia, però, negli anni, è divenuto anche la metafora del dissesto e del degrado ambientale, che ha lasciato ferite sul territorio e morte. Nell’anno 2020 ricorre il decennale della morte di Francesco La Rosa. Era il 2 novembre 2010 quando l’allevatore tropeano fu risucchiato dal corso d’acqua in piena mentre conduceva il suo gregge in un ovile. Dopo tre giorni di ricerche, il corpo senza vita fu ritrovato alla foce, sulla spiaggia. Pochi mesi avanti, anno 2011, la pioggia incessante provocò un’esondazione: frane, strade invase di acqua e fango, il litorale disastrato.

In seguito furono pianificati e avviati interventi di regimentazione delle acque e mitigazione del rischio idrogeologico in un territorio che, in ragione delle alluvioni, ha subito profonde trasformazioni. A due lustri da allora, tutto è come prima o quasi. Torna il degrado di un letto fluviale, trasformatosi in una discarica. Tornano le occupazioni abusive dell’alveo, già oggetto di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria e dei carabinieri. Tornano le inchieste della polizia giudiziaria, che con il coordinamento del procuratore di Vibo Valentia Camillo Falvo, da tempo indaga per capire se si nasconda qualcosa di inquietante a monte e nelle viscere del La Grazia, il cui incedere erode gli argini naturali e disvela strati di rifiuti sedimentati in chissà quanti anni.

Il La Grazia è come un budello il cui corso è difficile da seguire, sovrastato da ponti e strade, in molti punti nascosto da una fitta vegetazione, il flusso delle acque ostacolato da massi e altri ostacoli naturali. Ostacolato soprattutto dai rifiuti, tanti, troppi: sacchi d’immondizia, ingombranti, pneumatici, apparecchiature elettroniche… Un pericolo per il sottosuolo, un pericolo per le acque cristalline di Tropea, la perla del Tirreno, capitale del turismo calabrese e bandiera blu nell’anno 2020.

Giornalista
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