Coronavirus e gestione degli animali: cosa si può fare e cosa no

Rimangono aperti i negozi di e per animali, inoltre è consentito portare a spasso il cane ma solo nel comune di residenza. Sospese le adozioni 

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di Redazione
12 marzo 2020
12:58

I punti vendita che commercializzano alimenti e beni per animali d'affezione «sono considerati di prima necessità e quindi rimangono aperti, come avevamo chiesto». Lo sottolinea la deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente dell'Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e della Lega italiana per la Difesa degli animali e dell'ambiente, che fornisce altri chiarimenti sul decreto.

Cosa si può e cosa non si può fare

«La vita e la salute degli animali - ricorda l'ex ministro – sono beni tutelati dal codice penale». In generale, prosegue Brambilla in una nota, «ci si può spostare con gli animali facendo l'autodichiarazione, se l'esigenza è determinata da situazioni di necessità. Sono quindi permesse, in quanto necessità fisiologiche, le normali passeggiate con il cane per lo sgambamento e i bisogni. Anche da un Comune all'altro, se occorre, sono consentiti gli spostamenti per indifferibili necessità mediche dell'animale, ovviamente munendosi di autocertificazione e (meglio ancora) di certificato veterinario».

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I canili e gattili non chiudono

«Tra queste necessità - spiega la deputata - rientra l'acquisto di alimenti, normali e speciali, e di tutto quanto serve per accudire. Ma non sarà indispensabile spingersi troppo lontano, perché i negozi di e per animali, come richiesto al governo dell'Intergruppo parlamentare, restano aperti. In base allo stesso principio di necessità, i volontari autorizzati che prestano la loro opera in un canile o in un gattile per alimentare o assistere gli animali, possono, con l'autocertificazione, proseguire nella loro attività. Basterà l'autocertificazione anche per occuparsi dei cani di quartiere o delle colonie feline».

Adozioni sospese

È invece sospesa, perché differibile, conclude la deputata, «la gestione di percorsi adottivi. Comprese le operazioni di affido degli animali da parte dei canili sanitari e dei rifugi, salvo esigenze inderogabili».  

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