Multe a chi cura i randagi, l’Enpa: «Non sono furbetti. Servono norme chiare»

L'Ente nazionale protezione animali scende in campo con il suo ufficio legale per assistere i volontari animalisti sanzionati durante i controlli anti Covid delle forze dell'ordine 

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di Redazione
6 aprile 2020
18:06

L'Ente nazionale protezione animali (Enpa) dice «basta multe a chi si occupa degli animali liberi in città» cioè di colonie feline e in generale di fauna urbana, e scende in campo con il suo ufficio legale per assistere i volontari animalisti ingiustamente sanzionati e che fanno quello che dovrebbero fare i Comuni anche in un periodo di emergenza come questo. Eppure in molti casi vengono multati da Polizie locali e dalle forze dell'ordine.

 

«Sono numerosi ormai i casi di cui si sta occupando la Protezione Animali in questi giorni - spiega l'Enpa - non solo nostri volontari. Si tratta di persone che, spesso per non far morire di fame i gatti di colonia o i randagi liberi sul territorio (in molte Regioni la legge regionale prevede il "cane di quartiere" che va accudito), adottano tutte le misure di sicurezza personale e rischiando in prima persona si prendono cura di animali che altrimenti sarebbero abbandonati».

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A sostegno di tutti i volontari multati o denunciati, l'Enpa ha messo a disposizione il proprio Ufficio legale.«Eppure le indicazioni del Governo e quelle specifiche del ministero della Salute sono chiare: accudire un animale è uno stato di necessità, il lavoro volontario di chi si occupa di animali liberi non solo è consentito ma è indispensabile, necessario, indifferibile ed è espressamente consentito dal ministero della Salute, che permette gli spostamenti per questa finalità. Molti Comuni virtuosi e qualche Regione hanno addirittura coordinato le attività con le associazioni» afferma l'Enpa. La presidente nazionale Carla Rocchi dice: «Ci appelliamo al presidente dell'Anci Antonio De Caro, ai vertici di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza affinché siano diramate norme di comportamento chiare per chi effettua i controlli, nella speranza che chi si prodiga volontariamente (spesso, ribadiamo, sostituendosi ai Comuni) non sia considerato per principio un furbetto che vuole eludere le norme».

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