Praia a Mare, salvano i cani ma non possono darli in adozione: «L'Asp ci ostacola»

La presidente e il segretario dell'associazione "Salvami" hanno presentato un esposto affinché si faccia luce sulla gestione del rilascio dei passaporti per animali

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di Francesca  Lagatta
20 giugno 2020
17:38

Dragana Kojic Maltecca e Antonio Oliva sono rispettivamente la presidente e il segretario dell'associazione no-profit "Salvami", che ha sede a Praia a Mare e che tra i suoi obiettivi si prefigge di salvare le vite dei cani randagi e darli in adozione, a titolo gratuito, alle persone che ne fanno richiesta. Ieri hanno presentato un esposto ai carabinieri della stazione di Praia a Mare affinché si faccia luce sulla gestione del rilascio dei passaporti da parte dei Servizi Veterinari dell'Asp di Cosenza.

206 cani salvati nel 2019

L'associazione è nata con l'intento di contrastare il fenomeno del randagismo, in Calabria ancora assai diffuso, ed evitare pericoli in strada, tanto per gli automobilisti che per i quattro zampe. Così, un gruppo di animalisti, circa un anno fa ha messo in piedi un'associazione che promuove la salvaguardia e l'adozione degli animali. Nel 2019 i cani che hanno trovato una famiglia grazie a "Salvami" sono stati 206.

Il ponte tra la Calabria e la Svizzera

La presidente Dragana vive tra la Calabria e la Svizzera, dove lavora come docente di lingue, e per questo molti cani, dopo due mesi di cure e certificazioni a spese dell'associazione, trovano una nuova casa Oltralpe. Ma da qualche tempo le pratiche di adozione subiscono forti ritardi e i 42 cani che dovrebbero partire il prossimo 27 giugno rischiano di rimanere impantanati nella burocrazia calabrese. Il motivo è il mancato rilasciato del passaporto europeo per cani, senza il quale la pratica non può andare a buon fine.

 

Il documento deve essere necessariamente elargito dagli uffici veterinari di competenza dell'Asp, ma da mesi i volontari di "Salvami" sono costretti a rimandare le adozioni dei quattro zampe perché riceverebbe solo alcuni dei passaporti richiesti oppure la consegna dei documenti sarebbe spesso rinviata a data da destinarsi.

La certificazione Traces

Nei due mesi che precedono l'adozione, gli animali prelevati dalle strade vivono nelle case dei volontari e quando le pratiche subiscono ritardi, la situazione diventa insostenibile anche per l'associazione "Salvami", che vive principalmente di donazioni volontarie. «Le nostre case o anche i canili – specifica la presidente – sono rifugi momentanei e non la soluzione definitiva. Gli animali hanno bisogno di cure e dell'amore di una famiglia».

 

Eppure, nonostante il fenomeno del randagismo sia dilagante, gli uffici Asp anziché rendere semplici le pratiche di adozione, le renderebbero quasi impossibili. 

 

«Spesso – dice Dragana – ci chiedono anche la certificazione Traces (acronimo di Trade Control and Expert System, ndr) che è il sistema di controllo commerciale e di certificazione veterinaria per l'importazione e l'esportazione di animali vivi. Ma noi gli animali non li vendiamo e oltretutto sono gli Svizzeri che varcano il confine italiano. Noi semmai trasportiamo cani dalla Calabria alla Lombardia. Quindi non capiamo il motivo di tali contestazioni».

L'esposto

Stanco di questa situazione, il segretario Antonio Oliva si è recato alla stazione dei carabinieri di Praia a Mare per presentare un esposto. Dopo i precedenti rinvii, un incaricato gli aveva dato appuntamento per la consegna dei passaporti ieri mattina, ma quando si è presentato nella sede Asp di via Verga, i documenti non c'erano. Ora l'associazione intende fare luce sulla vicenda, anche per capire se dietro tali comportamenti si possa ravvisare o meno il reato di omissione di atti di ufficio. A difendere le ragioni degli animalisti c'è ora Norina Scorza, avvocata dal pugno di ferro, che ha già fatto sapere di voler andare sino in fondo alla questione.

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