Calabria, il primo nido di tartaruga caretta caretta scoperto a Brancaleone

Ne dà notizia l'associazione Caretta Calabria conservation, da anni impegnata nella tutela e conservazione di questi maestosi rettili marini. Per la schiusa, si dovranno attendere circa cinquanta giorni 

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di G. D.A.
15 giugno 2020
14:49
Nel Reggino il primo nido di tartaruga della Calabria (foto da fb Caretta Calabria conservation)
Nel Reggino il primo nido di tartaruga della Calabria (foto da fb Caretta Calabria conservation)

I segni sulla spiaggia non lasciano dubbi a chi, quelle tracce, è abituato a individuarle e proteggerle. Grande emozione e festa lungo il litorale reggino per il primo nido di Caretta caretta in Calabria. La notizia è stata comunicata sulle pagine social dal team di Caretta Calabria conservation. L’associazione, fondata nel 2012 con l’obiettivo di promuovere la tutela e conservazione delle tartarughe marine, scrive: «Dopo le precocissime emersioni di metà maggio, alle prime luci dell'alba abbiamo ritrovato le inconfondibili tracce di mamma tartaruga nel comune di Brancaleone».

 


Un momento suggestivo che conferma l’importanza dell’area per la riproduzione di questa specie a rischio estinzione. Ogni anno, infatti, le spiagge joniche accolgono decine e decine di esemplari. L’intero tratto viene identificato con il nome “Costa delle tartarughe”. E, negli anni, i risultati positivi non sono mancati. Basti pensare che la popolazione nidificante in Italia interessa circa 40 nidi all’anno di cui circa il 60 per cento localizzati lungo la costa ionica della Calabria, in provincia di Reggio Calabria.

 

Per attendere la schiusa delle uova, si dovranno attendere circa 50 giorni. In molti casi, i volontari documentano tutto attraverso filmati e foto, poi pubblicati su Facebook e sul sito. Proprio qui, a maggio, era stato illustrato il percorso di ricerca di mamma tartaruga intenta a scegliere il luogo più adatto dove nidificare. Un viaggio magico ma non per questo libero da insidie. Questi rettili marini vengono minacciati quotidianamente non solo dai loro predatori naturali ma anche dall’uomo. Lo stesso uso delle ruspe per la pulizia degli arenili, viene  fortemente stigmatizzato dalle associazioni animaliste che chiedono di evitare l’utilizzo di pesanti mezzi meccanici per le attività di manutenzione delle spiagge.

Giornalista
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