Tasso intrappolato in un laccio di ferro a Parghelia, salvato

Nelle trappole posizionate per la cattura dei cinghiali cadono anche volpi e cani. L’esemplare soccorso da un cittadino con l’aiuto di un veterinario

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di Redazione
19 gennaio 2019
17:09
Il tasso salvato
Il tasso salvato

Che quello dei cinghiali rappresenti un problema per gli agricoltori, nessuno lo mette in dubbio, ma che questo possa giustificare la violazione delle leggi e la crudeltà nei confronti degli animali è del tutto inaccettabile per chi ha un minimo di sensibilità e di amore verso gli altri esseri viventi. Sono questi i sentimenti che hanno spinto un cittadino di Parghelia ad attivarsi per salvare un esemplare di tasso (volgarmente noto come “Malogna”), intrappolato in un micidiale laccio di ferro posizionato per la cattura dei cinghiali.

 

Immediatamente allertato, il veterinario di Tropea Carmine Barrese si è subito recato sul posto per procedere all’insolita e difficile operazione di soccorso, coadiuvato costantemente dal solerte segnalatore. Il laccio rischiava infatti di strangolare il povero mammifero e ci è voluta quasi un’ora, considerati anche i rischi per l’incolumità dei soccorritori, per poter tagliare il laccio e restituire il tasso alla libertà. Messo al corrente dell’episodio, il Wwf di Vibo nel manifestare tutto l’apprezzamento per l’intervento sia il dott. Barrese che del cittadino, lancia un allarme sulla diffusione e sulla pericolosità di questi crudeli sistemi di cattura, che straziano animali di specie diverse, facendoli morire tra atroci sofferenze. A cadere vittime di queste insidie disumane sono infatti, oltre agli stessi cinghiali, le cui catture e abbattimenti devono sempre svolgersi nel rispetto delle leggi, anche tassi, volpi e naturalmente cani, per come è accaduto in diverse occasioni proprio nella stessa zona lo scorso anno. «Naturalmente i poveri animali, rinvenuti con terribili ferite o già morti, rappresentano solo la punta di un iceberg fatto di illegalità e crudeltà. Un diffuso malcostume – spiega il Wwf di Vibo Valentia – contro cui evidentemente non basta l’attività delle associazioni animaliste ed ambientaliste, ma che necessità di una severa azione di vigilanza e di repressione da parte delle forze dell’ordine, trattandosi di sistemi espressamente vietati dalle leggi in materia di tutela della fauna selvatica».

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