Eterna incompiuta

Cosenza-Sibari, 12 anni e 40 milioni di euro ma ancora nessuna strada. E l’ennesimo annuncio cade nel vuoto

VIDEO-FOTOGALLERY | Mentre la galleria del primo lotto non è mai stata aperta al traffico, nel secondo i lavori sono iniziati a maggio 2021 e sarebbero dovuti terminare nello stesso mese del 2023. A settembre la presidente della Provincia Rosaria Succurro aveva fissato un nuovo termine per il 31 dicembre, ma il cantiere è sempre lì 

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di Mariassunta Veneziano
4 gennaio 2024
06:15

«I lavori hanno raggiunto una percentuale di avanzamento di oltre il 70% e la data di ultimazione, salvo imprevisti, è fissata al 31/12/2023». Le parole sono della presidente della Provincia di Cosenza Rosaria Succurro, pronunciate il primo settembre scorso in occasione di uno dei sopralluoghi sul cantiere del secondo lotto della Cosenza-Sibari. La musica, invece, è sempre la stessa da 12 anni a questa parte. Fatto l’annuncio, trovato l’intoppo. Perché i paventati «imprevisti», neanche ci stesse muovendo sul tabellone del Monopoli, puntualmente arrivano.

Ed ecco che il termine fissato per la chiusura degli eterni cantieri della Strada provinciale 197 è destinato a restare sul calendario accanto a una data che sta lì a ricordarci l’ennesima promessa non mantenuta.  


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«Un lavoro che prosegue con grande velocità»

Due le gallerie ricadenti nel secondo lotto sulle quali la presidente, quattro mesi fa, aveva garantito: «Con oggi l’abbattimento del secondo diaframma e da qui a fine anno saranno finalmente aperte e consentiranno non solo di rendere più sicura la strada ma anche di rendere il percorso più veloce».

Lo stato dell’arte è invece che, con i lavori ancora in corso e i due semafori messi a disciplinare il traffico costretto su un’unica corsia, a meno di avere la fortuna di beccare un doppio verde, si arriva ad aggiungere fino a mezz’ora ai normali tempi di percorrenza. 

Eppure Succurro aveva sottolineato come si trattasse di «un lavoro di squadra, che prosegue con grande velocità e attenzione». Ma, volendo dare per buona l’attenzione, la velocità su questa strada si è vista solo nei diversi tagli del nastro che ogni volta hanno inaugurato il nulla. 

Dopo 12 anni l’attesa continua

Della strada Cosenza-Sibari e della sua storia travagliata abbiamo già scritto ma vale la pena riepilogare i passaggi fondamentali. La presentazione del progetto risale all’ormai lontano 2011. Ma il nome trae in inganno perché conserva traccia di una buona e ambiziosa intenzione iniziale andata perduta nel tempo. Intenzione secondo cui la nuova strada avrebbe dovuto abbattere decisamente le distanze tra Cosenza e la Sibaritide: 22 minuti si era detto. E non tanto per dire, ma in sede di conferenza stampa e con tanto di carte a corredo. I piani però sono diventati poi ben più modesti, tanto che oggi è più corretto parlare di Tarsia-Sibari, anzi di Tarsia-Cantinella perché il progetto attuale non ha più niente a che vedere con Cosenza né in verità con Sibari dato che i lavori si fermeranno (quando e se succederà) a Cantinella, frazione di Corigliano-Rossano. Al momento la strada è una ancor più breve Tarsia-Terranova da Sibari (si intende il bivio) perché l’ultimo dei tre lotti previsti non ha ancora ottenuto alcuno stanziamento per l’apertura del cantiere.  

Lunghezza complessiva, al netto di questo terzo troncone di cui allo stato nulla si sa, 11 chilometri: gli 8 del primo lotto e gli appena 3 del secondo. Costi? Più di 40 milioni di euro (circa 30 l’investimento iniziale più i quasi 11 del nuovo tratto). Quattro sono invece i presidenti passati dal palazzo della Provincia di Cosenza dall’avvio dei cantieri a oggi

Oliverio, Occhiuto e Iacucci

Fu Mario Oliverio ad aprire le danze il 21 settembre 2011 con l’annuncio di «un’opera storica, che lascerà un segno nella nostra provincia». E il segno, c’è da dire, lo ha lasciato eccome. Un cantiere lungo 12 anni sul quale sembra pendere una maledizione che impedisce a chiunque vi metta mano di terminare una volta per tutte i lavori.

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Oliverio fece appena in tempo a festeggiare, il 4 dicembre 2013, l’abbattimento dell’ultimo diaframma della galleria Cozzo Castello (tuttora chiusa a causa, ufficialmente, di un contenzioso con l’impresa esecutrice dell’appalto) che approdò al più alto scranno della Regione, lasciando la patata bollente nelle mani di un altro Mario, Occhiuto. Il quale, forbici alla mano, non perse tempo a sorridere ai fotografi in occasione del taglio del nastro per il primo tratto completato: poco più di un chilometro degli otto totali tra lo svincolo dell’A2 e la diga di Tarsia, sufficienti a far dire al nuovo presidente della Provincia che si stava consegnando «alla collettività un’arteria importante». Era il 10 novembre 2014 e intanto erano anche scaduti i tre anni che – si era detto – sarebbero bastati per completare l’opera.  

Linee gialle e segnaletica da cantiere rimasero invece a corredo della strada che, a un certo punto, vide un altro importante passo avanti. Poco importa se intanto erano finiti al macero ben 7 calendari. È il 2021 quando si delineò finalmente all’orizzonte il secondo lotto: il 14 maggio la consegna a una nuova ditta dei lavori che avrebbero dovuto concludersi in «730 giorni». Due anni già trascorsi con l’ennesima promessa caduta nel vuoto. Di un altro presidente. Dopo Occhiuto, a reggere le redini dell’ente di piazza XV Marzo era infatti arrivato Franco Iacucci, che al nostro network, a luglio 2021, garantì: «Due anni abbiamo detto e due anni saranno. Finiremo quello che abbiamo iniziato, su questo la Provincia sarà rigorosissima». Entro la fine di quello stesso anno, sempre secondo le dichiarazioni dell’allora presidente, si sarebbe dovuta anche chiudere la vicenda della galleria Cozzo Castello. Che invece, come detto, è ancora transennata.

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L’eredità di Succurro

Mentre i lavori del secondo lotto proseguono. A ereditarne oneri e onori l’attuale presidente della Provincia Rosaria Succurro, eletta a marzo 2022. Che agli oneri di un cantiere da far proseguire, a dire il vero, non si è mai sottratta così come agli onori di uno scavo completato da reclamare, ad agosto dello stesso anno, come successo raggiunto «su mio impulso». D’altronde, nel programma di governo approvato appena un mese prima, la viabilità e l’ammodernamento della rete stradale erano stati inseriti tra le priorità. Ed ecco quindi che, sull’onda dell’entusiasmo, Succurro si spinse a dire che la galleria Serra Castello – la seconda delle tre complessive – «andrà in esercizio nei prossimi mesi». Niente di sbagliato, se si accetta che i mesi passati da allora sono più di 16.

E mentre la stessa onda dell’entusiasmo travolse anche i predecessori di segno politico opposto che arrivarono a reclamare – legittimamente – i propri meriti nell’avanzamento dell’opera, nessuno più tardi reclamerà quel termine dei 730 giorni inizialmente previsto arrivato il 14 maggio 2023 e finito come gli altri nell’album dei (tristi) ricordi.  

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Assieme all’ultimo, quello del 31 dicembre scorso. Che ha messo fine al 2023 ma non a questa storia. Con i cantieri ancora aperti, le gallerie chiuse e un altro annuncio non andato a segno. Alla fine nella tentazione è caduta pure Rosaria Succurro. Che nei buoni propositi per il nuovo anno potrebbe mettere questo, oltre al completamento del secondo lotto e – chissà – magari all’inizio del terzo: niente più date. Dal passato c’è sempre da imparare.  

 

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