La riflessione

La Calabria muore di “convegnite”? Troppi premi e sagre, pochi progetti in grado di generare sviluppo

C’è fame di progetti importanti e strutturati che abbiano la capacità di smuovere dalle fondamenta interi comparti economico-sociali e far crescere quei numeri che ci descrivono ancora una regione in affanno. In tal senso un indirizzo fondamentale e strategico dovrebbe arrivare dalle amministrazioni pubbliche

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di Massimo Tigani Sava
10 luglio 2024
10:13

La Calabria qualche record c’è l’ha, come quello invidiabilissimo degli amari o della ricchezza di cultivar di olive e di vitigni autoctoni. Ma forse il primato sul quale si riflette poco è quello del numero di convegni, premi, sagre, feste, “eventi” o presunti tali, per chilometro quadrato. All’aperto o al chiuso poco importa, purché si lanci la propria idea o proposta “risolutiva”, in un vortice di iniziative che in rare occasioni nascondono autentici momenti di genialità, mentre in altri frangenti fanno meditare sul valore assoluto del silenzio. Non c’è stagione che tenga. Non c’è contrada che non si mobiliti. Una miriade di associazioni e di soggetti promotori in azione. Amore per il territorio? Senz’altro! Voglia di protagonismo? Talvolta!

Una targa o un diploma, anche incorniciato, non si negano a nessuno e se ne dispensano a migliaia. Parole a valanga! E alla fine di ogni convegno che si rispetti, dove in genere i verbi vengono coniugati usando il condizionale (si dovrebbe, si potrebbe…), i momenti di condivisione enogastronomica, anche allargati, non si fanno desiderare.


Tutte le iniziative promozionali, o di marketing territoriale, come si dice oggi, dovrebbero avere come fine il rafforzamento concreto e misurabile di settori economici vitali e prevalenti: il turismo, le specialità agroalimentari, i siti storici e archeologici, i tesori naturalistici…

Appare evidente, però, una pesante discrasia: da un lato i dati macroeconomici che contraddistinguono la Calabria continuano ad avere il pollice verso. Si pensi alle presenze turistiche o alla durata della stagione turistica, o al pil pro capite, o alle percentuali di occupazione e disoccupazione, o all’export. Del resto un riferimento indiscutibile su tutti spiega una condizione di ritardo di sviluppo che allarma: il crollo demografico. Dalla Calabria si va via, come già accadde nell’800 e nel ‘900, in cerca di lavoro, per poter fare carriera senza imbattersi nella gestione feudale del potere, per essere pagati meglio, perché i propri sogni di vita e di realizzazione occupazionale e professionale possano avere un senso.  Se si continua a scappare (e lo fanno soprattutto i giovani istruiti), qualcosa di serio non va. Eppure la densità degli “eventi” o presunti tali aumenta costantemente.

Le redazioni dei giornali sono letteralmente invase da locandine, appuntamenti, proposte di partecipazione. Non si può, a questo punto, non tracciare una linea, fermarsi e ragionare: ma tutta questa mobilitazione di risorse umane e finanziarie ha un senso, ottiene risultati tangibili, contribuisce davvero a generare sviluppo, potrebbe essere organizzata meglio e magari anche coordinata con una visione regionale? Qualche dubbio sorge e induce a pensare che una parte delle attività di promozione (occorrerebbe calcolare in che percentuale) da potenziale motore di crescita economica, sociale e culturale sia diventata essa stessa, invece, occasione di lucro per pochi, e se non di vero e proprio lucro, di passerella, di voglia di visibilità, di impegno fine a se stesso, di individualismo.

Non si faccia di tutte le erbe un fascio e si salvaguardi, sempre e comunque, quella spontaneità meridionale e mediterranea che privilegia stili di vita a misura d’uomo. Dall’altro lato, però, se non vogliamo essere ipocriti e se vogliamo guardare alla realtà con spirito critico, dobbiamo chiederci se il titolo di una commedia di Shakespeare non sia adatto a descrivere un clima generale da “Molto rumore per nulla”.

La “convegnite” potrebbe essere diventata un aspetto da correggere, così come la generosa elargizione di premi e di riconoscimenti che purtroppo sta investendo anche il mondo dell’agroalimentare e dell’enogastronomia.

C’è fame, invece, di progetti importanti e pesanti, veri e strutturati, che abbiano la capacità di smuovere dalle fondamenta interi comparti economico-sociali, di abbandonare i verbi al condizionale, di far crescere quei maledetti numeri che, purtroppo, ci descrivono ancora una Calabria in affanno. Fatti, urgono fatti, ed in tal senso un indirizzo fondamentale e strategico dovrebbe giungere dalle amministrazioni pubbliche che non hanno il compito di “divertire” e di “intrattenere”, bensì di affrontare i nodi cruciali della realtà economico-sociale.

Propongo un convegno sulla “convegnite” e un albo d’oro dei “non premiati”! Intanto aspettiamo, nel cuore dell’estate, qualche star ben remunerata, forse con denaro pubblico, che ci spiegherà in due parole quanto è meravigliosa e straordinaria la Calabria. E tutti lì ad applaudire e gioire, e magari a fare selfie per sentirsi “in”. Lo si fa da decenni. Poi dai primi giorni di settembre (se non dagli ultimi di agosto) percorri la statale jonica 106, in un clima estivo che dura fino ad autunno inoltrato, e di turisti non ne incontri neanche uno. Ma fidatevi, arriveranno altre sagre ed “eventi”, centinaia e centinaia, fino a Natale. E si ripartirà con i condizionali: “dovremmo”, “potremmo”!

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