Presentato ad Arcavacata il Dossier Statistico Immigrazione 2026. Gli stranieri residenti sono 110.463, il 6% della popolazione, ma la regione perde 7.075 abitanti in un anno e i calabresi all'estero sono 4,3 volte gli immigrati. Il Sai copre il 45,3% dell'accoglienza, contro il 27,8% della media italiana. Rende aderisce alla rete
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Un'aula universitaria piena di studenti, rifugiati e operatori dell'accoglienza, e nessun rappresentante delle istituzioni regionali o dei partiti. È l'immagine della presentazione calabrese del Dossier Statistico Immigrazione 2026, martedì 27 ottobre all'Università della Calabria, nell'aula «Pieroni» del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, in contemporanea con Roma e con tutte le regioni. A notarlo al microfono è stato Alex Franzisi, direttore provinciale del patronato Enasc di Cosenza: «In un appuntamento così importante non vedo rappresentanze politiche, di maggioranza o di opposizione». L'unica amministratrice presente, l'assessora al welfare di Rende Daniela Ielasi, era andata via dopo i saluti, non prima di annunciare che il Comune ha approvato l'atto di indirizzo per aderire alla rete Sai, il sistema di accoglienza e integrazione dei Comuni.
I dati li ha presentati Claudio Di Maio, docente di diritto dell'Unione europea e nuovo referente regionale del Centro Studi Idos, che cura il rapporto insieme al Centro Studi Confronti. Al 31 dicembre 2025 gli stranieri residenti in Calabria sono 110.463, il 6% della popolazione, in crescita del 4,8% in un anno. Ma la regione, nello stesso periodo, ha perso 7.075 abitanti, e i calabresi iscritti all'Aire, residenti all'estero, sono 4,3 volte gli stranieri che vivono qui. «Vedete come la percezione dell'immigrazione fa brutti scherzi», ha detto Di Maio. Il saldo con l'estero è positivo, quello con le altre regioni negativo: «Molti stranieri arrivano in Calabria, pochi restano». La prima comunità è la romena, circa uno su quattro, seguita da marocchina e ucraina. Cosenza concentra oltre un terzo delle presenze, Crotone ha l'incidenza più alta, Vibo la più bassa.
Il punto di forza della regione è l'accoglienza diffusa: 114 progetti Sai attivi coprono il 45,3% delle presenze, contro il 27,8% della media nazionale. Il punto debole è il lavoro: il 60,8% degli occupati stranieri svolge mansioni non qualificate e il 39,9% lavora in agricoltura. «Si chiama segregazione lavorativa», ha spiegato il giurista. Le imprese di nati all'estero, circa 14mila, calano del 4,3% mentre in Italia crescono. A scuola gli alunni stranieri sono 13.523, i nati in Italia sono quasi raddoppiati in dieci anni, ma alle superiori scelgono soprattutto tecnici e professionali.
Al tavolo anche il direttore del Dipartimento Ercole Giap Parini («lo scandalo sono i confini»), la costituzionalista Donatella Loprieno, delegata del rettore per gli studenti rifugiati, che ha annunciato per l'11 novembre l'arrivo della prima studentessa dei corridoi universitari Unicore, la pastora valdese Giuseppina Bagnato, per la Chiesa che finanzia il Dossier con l'Otto per mille, e Khalid Elsheikh, presidente dell'associazione immigrati Asim, che ha raccontato il caso di uno studente internazionale dell'Unical: tre mesi di lezioni persi per aprire un conto corrente, otto mesi di attesa per l'appuntamento in questura.
Di Maio ha chiuso con una frase presa dalla sua tesi di dottorato: l'immigrazione, anche in Calabria, «potrà andare molto bene quando gli stranieri passeranno da essere oggetto delle manifestazioni politiche a soggetto della politica». Martedì, ad Arcavacata, la politica non c'era nemmeno come pubblico.
Foto: Robin Makmot

