L’iniziativa

Apicoltore del Catanzarese insegna a coltivare e recuperare i terreni incolti: «In caso di guerra sopravviveremmo»

L'opera divulgativa di Nazareno Circosta è diventata una vera e propria missione: «La Calabria ha le potenzialità per tornare a essere autosufficiente dal punto di vista alimentare»

di Redazione
2 maggio 2022
13:21
Nazareno Circosta
Nazareno Circosta

Nazareno Circosta ha 74 anni e fa l'apicoltore. Le sue passioni sono l'agricoltura biologica e il recupero di terreni incolti. Attività che svolge da anni ma, dopo lo scoppio delle ostilità in Ucraina, la conseguente penuria di grano e il timore di un allargamento del conflitto, la sua opera divulgativa è diventata una vera e propria missione.  Il ritorno alla terra è uno dei temi nazionali e, secondo Circosta - che a Badolato, il paese del basso Ionio catanzarese in cui vive, conoscono come "il maestro" - la Calabria e il Paese hanno le potenzialità per tornare a essere autosufficienti dal punto di vista alimentare. Il compito che si è assunto è spiegare come.

«Tutto questo - dice all'AGI - lo facevo già prima della guerra, da 20-30 anni, quando mi sono reso conto che, dopo gli anni '60-'70, abbiamo perso la sovranità alimentare. Ho sempre pensato che in un conflitto che bloccasse gli alimenti, in queste condizioni, moriremmo di fame. Fino alla seconda guerra mondiale - continua - i nostri paesi erano pieni di contadini e anche se uno non aveva la terra, ci si aiutava a vicenda perché c'era più fratellanza. Ora mi sto impegnando per fare conoscere tutte le erbe di campagna. Ieri ho ospitato una trentina di persone - afferma con orgoglio - con cui abbiamo fatto un'escursione e abbiamo raccolto delle erbe commestibili, poi le abbiamo cucinate. Un parte di quelle varietà le conoscevo già in quanto mia madre - io sono nato in una contrada del vicino paese di Guardavalle a 1.100 metri di altitudine - sapeva dove raccogliere diverse erbe. Da piccolo andavo con lei, assieme ai miei fratelli, a raccoglierle. Piano piano ho imparato a conoscerle». 


Fondamentale, aggiunge, è stato l'incontro con Maria Sonia Baldoni, conosciuta come la "Sibilla delle erbe". «Lei - spiega - svolge da 40 anni l'attività di divulgazione della conoscenza delle erbe. Sono stato 4-5 giorni con lei e mi ha spiegato cosa fare». Il primo effetto dell'attività di Circosta è stato il recupero di molti appezzamenti incolti, abbandonati da decenni. «I mei nipoti - continua - già quattro-cinque anni fa, dietro la mia spinta, hanno recuperato la terra di nostra proprietà dove sono nato con i miei 11 fratelli e sorelle. Li coltivano da tempo. Adesso c'è un ulteriore incremento. La gente è più interessata, mi bombarda di domande. Hanno capito che non si tratta di un gioco, ma di una cosa molto seria. Io ormai sono pensionato, dò un mano a mio figlio, al quale sto trasferendo l'azienda, con le api. Molti giovani che stanno intraprendendo questa attività mi chiamano per chiedere consigli. Io - precisa - lo faccio molto volentieri, diversamente da molti miei colleghi che scoraggiano i giovani dicendo loro che non è un lavoro redditizio. Pensano solo all'utile, di tutto il resto a loro non importa».

Il maestro Circosta ha coinvolto molti professionisti. Medici e avvocati che hanno scoperto di di essere proprietari di terre incolte. «I loro genitori si sono occupati di tutt'altro - dichiara - e quindi loro mi chiedono consigli su come coltivarle». A Circosta si rivolgono persone del Catanzarese, ma anche del Reggino. «Fra loro - continua - ci sono professionisti, imprenditori e pure figli di contadini. Tutte persone che si avvicinano a un mondo dimenticato. Recuperano uliveti, frutteti e tutto quello che hanno a disposizione, ma c'è anche chi è interessato solo a conoscere le erbe. Negli anni Sessanta, se ci fosse stata una crisi, la gente non sarebbe morta di fame, come non è morta nell'ultima guerra mondiale. Da fuori non arrivava niente perché eravano completamente autonomi. La Calabria, proprio per questo, nell'antichità - parlo di 2-3.000 anni fa - fu saccheggiata, soprattutto per l'abbondante disponibilità di legname».

I Romani disboscarono la Sila per ricavare il fasciame necessario per le loro navi. «In pochissime zone al mondo - spiega Circosta - era facile far arrivare la legna al mare. In 20 minuti si sale dalla costa a 1.100 metri altitudine, mentre altrove bisogna percorre mille chilometri. In Calabria c'è il legname migliore e arrivavano dall'Oriente per procurarselo. Queste non sono leggende - sottolinea - ma storia». L'auspicio di tutti, naturalmente, è che gli insegnamenti del maestro Circosta siano utili per un incremento delle attività agricole e non diventino il presupposto di un'economia di sopravvivenza.

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