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20091101 - ROMA - CRO : CARCERI: SUICIDIO BLEFARI, IMPICCATA IERI SERA CON LENZUOLA. Un interno del carcere di Rebibbia, a Roma, in un'immagine d'archivio. La neo brigatista Diana Blefari Melazzi, condannata all'ergastolo per l'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, si e' impiccata ieri sera, attorno alle 22:30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna - secondo quanto si e' appreso - era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell'accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che - si e' inoltre appreso - avrebbero sciolto con difficolta' i nodi delle lenzuola con cui la neo brigatista si e' impiccata in cella e avrebbero provato a rianimarla senza pero' riuscirvi. ANSA / ALESSANDRO DI MEO / ARCHIVIO / PAL
La bambina calabrese gravemente malata potrà subito riavere accanto, grazie ad un permesso straordinario di cinque giorni, il suo papà, detenuto in un carcere della Sardegna. La bambina, affetta da un tumore al cervello, non più purtroppo operabile, aveva espresso questo suo desiderio, riavere vicino il suo papa', che sconta una condanna definitiva in un lontano istituto di pena nell'estremo nord della regione sarda.
Lo comunica il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che – riporta l’Agi - si e' attivato per aiutare la bimba. Corbelli, appresa la notizia del permesso straordinario concesso al papà della bambina, esprime tutta la sua soddisfazione e parla "di un importante, significativo segnale e di un primo atto di giustizia. Consentire a questo detenuto di rivedere la sua bambina e di starle accanto, forse per l'ultima volta, e' un fatto di umanità. La lettera che mi era arrivata, con l'accorata e dignitosa richiesta di aiuto, racconta - spiega - una storia triste e drammatica, che colpisce profondamente, perché vede vittima innocente una bambina, malata di tumore, che non puo' avere accanto il suo papa' in un momento per lei drammatico e doloroso. La mamma della piccola, che mi aveva, per e-mail, recapitato la missiva, e' angosciata e disperata. Non sa piu' cosa fare. Ha chiesto aiuto al comune, un grosso centro della provincia di Cosenza, dove risiede, che si sta impegnando e con cui(con l'assessore alle Politiche Sociali e il vice sindaco che e' anche legale della famiglia) sono in contatto e ho sentito anche oggi. La famiglia della bambina e' poverissima, la piccola ha tre fratellini anche loro con problemi di salute. La bambina, malata grave, in cura in ospedale, vorrebbe accanto il suo papà.
Per questo - spiega Corbelli - la mamma ha scritto a Diritti Civili auspicando per suo marito se non gli arresti domiciliari almeno il trasferimento in un carcere calabrese vicino casa, in modo che possa stare accanto alla sua figlioletta in questi momenti cosi' difficili e sofferti, soprattutto adesso per poterla aiutare e assistere in ospedale. "Nessuno ha il diritto di togliere l'affetto paterno ad una bambina malata gravemente con poca prospettiva di vita. Ve lo dico con il cuore in mano, aiutatemi".