Consorzio di Bonifica Tirreno catanzarese: si violano i diritti elementari dei lavoratori?

Il consorzio di bonifica “Tirreno catanzerese”, è “cosa nostra” o meglio “loro”. Un' isola senza regole, una terra di mezzo nella quale i diritti dei lavoratori, il controllo della spesa, spesso, sono completamente assenti

17 ottobre 2016
18:46

La storia che vi stiamo per raccontare è quella di un lavoratore sottoposto a ritmi di lavoro sovraumani, una storia che se non avesse un ben chiaro datore di lavoro, sembra una storia d’altri tempi. Useremo un nome di fantasia per tutelare il lavoratore da eventuali rappresaglie che, visto il tenore della vicenda, potrebbero essere plausibili. Marco Rossi è un operaio a giornata chiamato dal Consorzio di Bonifica Tirreno catanzarese.  Il suo contratto di lavoro prevedeva lo svolgimento di alcune giornate lavorative fino al 30/12/2016. Un contratto regolato dalle norme previste dal CCNL per i dipendenti dei Consorzi di Bonifica. E invece, al consorzio di Bonifica Tirreno catanzarese, sembra che tali norme siano un optional, anzi, da quanto abbiamo potuto appurare,  il rispetto delle norme, nel consorzio di bonifica Tirreno catanzarese sembra  sia completamente inesistente.

 


Marco Rossi, dunque,  oltre a svolgere 58 ore di lavoro settimanali,  si è trovato a dover lavorare anche per 34 ore consecutive. Il lavoratore in questione infatti, è stato costretto a svolgere la propria attività lavorativa dalle ore 18.00 del Giovedì alle ore 18 del Venerdì e poi, senza soluzione di continuità, dalle ore 20.00 del Sabato alle ore 06.00 del Lunedì successivo. Un simile orario di lavoro oggi risulterebbe indecoroso ed inaccettabile finanche nella più sperduta regione del quarto mondo, figuriamoci in un Ente pubblico che abbia sede in una democrazia occidentale. Una condotta dunque, lesiva dei diritti fondamentali di qualsiasi  lavoratore, un crimine, imporre lo svolgimento di  tali turni di lavoro disumani.

 

Il presidente del Consorzio Francesco Arcuri non sembra avere grande potere decisionale, il dominus politico, a quanto ci è stato riferito, sembrerebbe essere il vice presidente del consorzio, Giovambattista Macchione, già consigliere e assessore provinciale in carico ai DS e, oggi, con buone entrature nella Giunta Regionale. Tuttavia tra i lavoratori c’è sempre qualcuno che non intende chinare la testa, uno di questi ci ha consegnato questa storia amara, nella quale dirigenti pubblici diventano bracci armati delle rappresaglie di qualche politico parcheggiato in un sub ente regionale pronto a forzare e calpestare ogni regola e diritto del Lavoro, con la sicurezza di chi si sente forte di un’atavica impunità. In questa storia, dimenticatevi che il consorzio sia un ente pubblico e, dunque, soggetto a controllo istituzionale.  Il consorzio di bonifica “Tirreno catanzerese”, è “cosa nostra” o meglio “loro”. Un' isola senza regole, una terra di mezzo nella quale i diritti dei lavoratori, il controllo della spesa, spesso, sono completamente assenti. Incarichi professionali, gare d’appalto, gestione dei sistemi irrigui, tutto è discrezionale, spesso funzionale a qualcosa o a qualcuno. La prepotenza della clientela, l’arroganza del potere, in enti e sub-enti come i consorzi, diventa più selvaggia, senza ritegno e senza controllo. La cosa più grave, purtroppo, è che tali comportamenti siano tollerati dalle associazioni di categoria, le quali  lottizzano i consorzi sul territorio, nel caso in questione, l’associazione agricola di categoria è la Coldiretti.

 

Il lavoratore che ci ha dato queste informazioni ci ha detto che si è trovato di fronte ad un muro, allorquando ha evidenziato ai responsabili degli uffici le gravi violazioni della normativa e del contratto. Gli stessi dirigenti, dai quali si è sentito rispondere che se non avesse rispettato le direttive(illegali), lo avrebbero licenziato e rispedito a casa. Curioso che funzionari pubblici che dovrebbero esseri i primi ad applicare la legge,  adottino, invece, un linguaggio e  comportamenti così intimidatori nei confronti di lavoratori che altro non chiedono, se non il rispetto della dignità della persona.  Evidentemente il direttore generale del Consorzio, tal Flavio Talarico, non si è abbeverato alla cultura del rispetto delle regole, considerato che non le fa rispettare. E’ grave, infatti, che un dirigente pubblico non sia il garante del rispetto delle leggi.  Il dott. Talarico,  tra l’altro,  è anche il Presidente del CdA della Banca del catanzarese-Credito Cooperativo. E poi c’è Maurizio Vento, anche lui ex vice presidente della Provincia di Catanzaro in quota Forza Italia, altro dirigente del consorzio e, a quanto sembra, altro braccio armato nell’intimidazione a danno del lavoratore. Vicende intollerabili, vicende che meritano di essere chiarite sia in sede sindacale che in sede politica. Vicende che interrogano soprattutto il Presidente Oliverio, il quale deve decidere una volta per tutte che intende farne di questi enti che, a quanto sembra, altro non sono che centri di spesa e di clientela ormai fuori controllo.  

 

mopas

 

 

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