La storia

Dalla Calabria al Nord per lavoro: «Vivo in Lombardia, ma il mio cuore è rimasto giù»

La storia di Francesco è quella di migliaia di giovani calabresi costretti a lasciare la nostra regione per un impiego: «La politica uccide ogni speranza»

di Franco Laratta
15 novembre 2021
23:30

Francesco è uno dei tanti ragazzi calabresi che lavorano al Nord, in Lombardia, dove nelle scuole si trovano tante cattedre disponibili. Sono tanti gli insegnanti e i docenti del Sud, soprattutto della Calabria, che occupano un posto di lavoro al Nord.

Con Francesco facciamo spesso lunghe chiacchierate al telefono o via whatsapp, ma questa volta i temi sembrano più forti del solito. E la chiacchierata assume il tono di un’intervista. Per capire meglio e di più cosa accade ai nostri figli lontani da casa.


E così le sue parole finiscono per rappresentare le parole di migliaia di ragazzi.

Ciao Francesco, che fai nel week end?

Niente di particolare. Vado al parco, poi faccio un giro in città. Guardo le partite.

Ho sempre pensato che ci siano dei momenti in cui un giovane calabrese che lavora al Nord senta una particolare nostalgia, forse anche un po’ di tristezza. È così?

Certo, e tanta. Chi non vive in una grande città del Nord, ma la guarda solo dall'esterno, pensa: “tu vivi in una grande città, puoi fare tante cose, hai tante opportunità, ecc. ecc”. Ma in realtà non è il posto che conta, è con chi stai che ti fa sentire bene. I compagni di viaggio sono fondamentali.

Tu hai avuto un momento particolare in cui hai rimpianto di non essere rimasto in Calabria, con i tuoi, gli amici di sempre, nei luoghi dell’infanzia?

Tanti sono i momenti in cui vorrei essere giù in Calabria, stare con la famiglia, con gli amici… la sera a letto… e nei giorni di festa. E poi vorrei anche stare con la mia fidanzata che però lavora in un’altra regione del Nord. Vedi Franco, il tempo mi sfugge dalle mani, mentre io passo i miei giorni a scuola e poi in un bilocale, lontano da tutti gli affetti. Per fortuna con me c’è un ragazzo del mio paese, ci facciamo compagnia e condividiamo tante cose, altrimenti sarebbe stato peggio.

Pensi che rimanere in Calabria possa essere una soluzione? O è solo un desiderio, un po’ di giusta nostalgia?

Stare in Calabria non è una soluzione, perché non c’è lavoro. Ma poi fuori ti mancano gli affetti e ti senti come il visconte dimezzato. Viviamo con un piede in Calabria e un altro dove lavoriamo. Non ti senti mai completo.

Ieri un ragazzo mi raccontava che quando è fuori ha tanta voglia di rientrare, ma quando è giù avverte un senso di noia, come se il tempo fosse sempre fermo

Sì, sono sensazioni che viviamo noi che lavoriamo fuori. Qui al Nord ovviamente ci sono tante possibilità e opportunità. Ma giù ci sono gli affetti, che nella vita di un uomo sono importanti, anzi fondamentali. Ed è chiaro che per noi è una lotta interiore terribile, che non è facile da affrontare e non è facile da risolvere.

Fa paura il Covid? Soprattutto stando lontani da casa

Paura sì, al Sud come al Nord. Certo il fatto di tornare la sera a casa ed essere da soli in una stanzetta, non aiuta, anzi ti crea uno stato di preoccupazione più grande. La solitudine è la nostra più grande nemica, con o senza Covid. E comunque devo dirti che pochi minuti fa ho fatto il tampone. E sono risultato positivo. Comunque io sono vaccinato, per cui le conseguenze saranno molte più leggere e affronterò il virus con maggiore coraggio. Qualche giorno di riposo, poi spero di tornare subito a scuola.

Francesco è un gran bravo ragazzo, studia tanto, legge molto. Dopo un anno dalla laurea all’Unical è stato chiamato ad insegnare in Lombardia

Guardo la Calabria da qui, da lontano. Vedo tutti i fallimenti della politica. Noi giovani siamo stati ingannati. Credevo nella sinistra, ma ho visto solo carrieristi, mentre tante persone perbene sono state emarginate. Ma destra è anche peggio, tra dinastie familiari e corsa per il potere. Sai una cosa Franco? Non vedo un futuro per la Calabria, tu credi tanto nei giovani e nella Calabria dei mille talenti. Ma poi la politica uccide ogni speranza.

È triste la conclusione di Francesco. Amara, molto amara.

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