La rivendicazione

Il collettivo Peppe Valarioti in piazza a Roma per rivendicare il diritto al voto per i fuorisede

VIDEO | Prosegue la battaglia nata proprio in Calabria in occasione delle elezioni regionali. La portavoce Sorrentino: «Serve una legge entro la fine della legislatura»

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di Anna Foti
21 ottobre 2021
19:08

«Il paese è cambiato. La nuova generazione che si è affacciata alla vita pubblica e alla partecipazione democratica, è anche caratterizzata dalla mobilità strutturale per scelta o per necessità di lavoro e studio. Il Paese, tuttavia, è rimasto indietro, non riuscendo ad adeguare le sue leggi ad una società che è mutata. Sebbene sia positiva la sperimentazione del voto elettronico relativamente alle elezioni amministrative e all'eventuale campagna referendaria del prossimo anno, resta necessaria una legge che sancisca il principio alla base del diritto di voto per chi viva in un comune diverso da quello di residenza. Continueremo a sollecitare affinché tale legge sia approvata entro questa legislatura, consentendo il voto fuorisede già alle prossime elezioni Politiche del 2023». Esordisce così inpiazza dei Santi Apostoli a Roma Giorgia Sorrentino, portavoce del collettivo Peppe Valarioti,composto da ragazze e ragazzi di origine calabrese, pugliese, abruzzese, veneta, che vivono fuori o che hanno vissuto fuori per motivi di studio o di lavoro.

Il collettivo è l'anima della rete Voto Sano da Lontano da mesi impegnata con associazioni e sindacati in interlocuzioni trasversali con tutte le forze politiche per chiedere l’approvazione di una legge che riconosca alla cittadinanza in mobilità il diritto al voto fuorisede e quindi l’accesso a questo esercizio di democrazia partecipativa. Una legge che porrebbe l'Italia, rimasta indietro con Malta e Cipro, al pari del resto d'Europa, dove è già consentito esprimere il voto in comuni diversi da quello di residenza.


La nuova generazione in mobilità

«Il Paese è chiamato a prendere atto di una generazione in mobilità che rivendica un diritto costituzionalmente garantito che non può essere compromesso da trasporti inadeguati e neppure da una burocrazia ingessata. Il Parlamento ha condiviso la nostra idea in modo trasversale, dunque adesso è necessario che la politica e la pubblica amministrazione individuino e percorrano la giusta strada per riconoscere questo diritto», ha sottolineato ancora Giorgia Sorrentino.

«In occasione della manifestazione siamo stati ricevuti a Montecitorio dal presidente della commissione Affari Costituzionali Giuseppe Brescia che ha palesato la linea adottata dalla stessa Commissione per superare l'impasse istituzionale consistente nella sperimentazione del voto elettronico già finanziata e predisposta con tanto di decreto attuativo della ministra Lamorgese, in programma per il 2022. Noi, però, riteniamo, che si tratti di una scommessa troppo grande per essere affidata solo al voto elettronico, che ovviamente è pensato proprio per i fuorisede e che auspichiamo funzioni. L'arco di tempo è però troppo breve e c'è il concreto rischio che si arrivi alle Politiche del 2023 senza la possibilità di un voto a distanza», ha ribadito Giorgia Sorrentino.

La piazza fuorisede per chiedere una legge

Dalla piazza romana fuorisede la rete Voto Santo da Lontano ha così rilanciato l'appello ad affiancare alla sperimentazione del voto elettronico lo sblocco del cantiere legislativo, arenatosi per via del veto del Viminale, relativo all'introduzione in Italia del voto fuorisede.

«Serve, dunque, una legge che sancisca la prevalenza del diritto al voto rispetto a qualunque questione burocratica. Per questo noi presidieremo e proseguiremo con la nostra attività di coinvolgimento e sensibilizzazione affinché parallelamente riparta l'attività di carattere legislativo. Il nostro impegno andrà anche nella direzione di prevenire un'altra potenziale discriminazione insita nell'ancorare il voto a distanza a certificazioni lavorative o di affitto, di cui non sempre si dispone viste le piaghe dello sfruttamento e dell'evasione fiscale che attanagliano il nostro Paese. Nel tentativo di rimarginare una disparità se ne potrebbero generare altre. Una situazione per nulla rara che naturalmente l'Istat non rileva e che dimostra come i fuorisede effettivi, in realtà, siano di più rispetto ai tre milioni censiti», ha rimarcato ancora Giorgia Sorrentino.

Un slancio democratico nato dalla Calabria

«Come collettivo siamo onorati di affermare che questa battaglia di democrazia, poi confluita in una rivendicazione nazionale, sia nata dalla Calabria, proprio in vista delle occasione delle recenti elezioni regionali che hanno registrato il 56 % di astensionismo». Giorgia Sorrentino, originaria di Catanzaro, da sei anni a Bologna dove frequenta l'ultimo anno del dottorato in Economia, ha così sottolineato con fermezza il legame tra questo vulnus e il dato di astensionismo registrato in occasione delle ultime elezioni in Calabria.

Non solo il voto elettronico

Pur consapevole del momento favorevole dovuto alla transizione tecnologica e digitale e ai fondi del Pnrr dedicati, richiamando il dato Istat secondo il quale tre milioni di italiane e italiane – in larghissima parte provenienti dalle regioni del Sud e quindi anche dalla Calabria - sono oggi in mobilità del nostro Paese e il dato Swg relativo al 27% dei fuorisede tra gli astenuti, la Rete Voto Sano da Lontano ritiene, dunque, necessario non puntare solo sulla sperimentazione del voto elettronico, per definizione piena di incognite. Necessario, secondo la Rete, lavorare da subito per garantire una legge al più presto

«Abbiamo lavorato tanto in questi dieci mesi, allargando il confronto e aprendo ad associazioni e sindacati, al mondo cattolico e dell'antimafia e dobbiamo proseguire. Siamo molto soddisfatti della partecipazione in piazza di una cinquantina di persone provenienti da diverse zone d'Italia. Significative anche le adesioni sui social. Siamo, tuttavia, consapevoli che l'obiettivo non è stato ancora raggiunto. L'attenzione va tenuta alta; il dibattito su questo tema al centro del funzionamento democratico del nostro Paese deve restare acceso. La questione è troppo importante per rischiare tutto solo con la sperimentazione, ancorché importante ed estesa anche alle elezioni amministrative e regionali e occasione utile per il superamento delle resistenze circa la gestione del voto in mobilità. Se, però, i risultati non dovessero essere all'altezza dei propositi, il diritto resterebbe ancora negato anche alle prossime elezioni Politiche. Resteremo, dunque, vigili, fermi sull'intenzione di non esprimerci su una modalità specifica di voto fuorisede e continuando a chiedere una legge entro la fine della legislatura», ha concluso Giorgia Sorrentino, portavoce del collettivo Peppe Valarioti.

 

 

 

 

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