Ieri ho visto un video di un coltivatore del Crotonese piangere davanti a un carabiniere. «Non ce la facciamo più. Cosa devo dare ai miei figli?» Mi sono svegliato alle 4 questa mattina pensando a quell’uomo. Avrà avuto più o meno la mia età.

Eppure proprio ieri ero tornato tardi. Dovevo comprare del materiale ed ero rientrato alle 9 di sera. Per molti di noi dei paesi le 9 di sera sono tardi. Ci svegliamo presto, molto presto. Ho finito di scaricare la macchina un’ora dopo.

Prima di rientrare però, mi sono fermato in un bar a Bocca di Piazza.

Tempo fa avevo conosciuto un ragazzo che lavora da Quinto il titolare di Sapori e Dintorni, un ristorante che si trova a Spineto. Il titolare dell'azienda dove sono stato ieri mi ha detto: «Giuseppe, prima di rientrare al tuo paese, passa da Quinto, il giovedì fa dei panzerotti buonissimi. Non puoi non mangiarne uno se passi da lì. Oggi è giovedì.»

Ma dovevo scaricare il materiale dalla macchina, così mi sono fermato al bar prima, al bar di Bocca di Piazza dove vedo quel ragazzo. Ci saremo visti un paio di volte, eppure si ricorda di me.

«Ciao, come stai? Posso offrirti qualcosa?» Lo ringrazio e gli dico che volevo pagare io. Non c’è stato verso. A servirci c’erano due ragazze, una di Parenti e l’altra di Bocca di Piazza. Io faccio le mie solite domande. «Ma quanti abitanti fa Bocca di Piazza?» Mi dicono che in tutto saranno circa 200.

Dal lago Ampollino, passando per Spineto, Bocca di Piazza, fino ad arrivare a Parenti o a Villaggio Mancuso, attraversi tanti campi di patate, verdure e mele. Tante case sparse e isolate. Ognuna con un grande giardino.

Non credevo che a Bocca di Piazza ci vivessero 200 persone. Hanno tutti delle belle case, immerse tra i campi. Sono onesti e grandi lavoratori. All’andata saranno state le 17.30 e ancora molta gente lavorava. Ho visto diversi ragazzi con grandi trattori arare i campi. Gli agricoltori lavorano fino a tardi e si alzano presto. Prestissimo.

Eppure ieri ho visto quell’uomo piangere in quel maledetto video.

Prendo un panino e una bevanda analcolica. Paga quel ragazzo. Io, quando sono da quelle parti, amo sempre raccontare un episodio.

Eveline, l’assessora del Comune di Parenti, insieme alla sindaca di Parenti, ci invitarono qualche tempo fa nel loro paese per presentare il mio primo libro. Ci ospitarono anche per la notte. La mattina mi svegliai presto. Alle 6 uscii fuori e c’era Franco, un dentista che mi seguiva sui social, ad aspettarmi. Abbiamo fatto un giro alle 6 del mattino nel piccolo paese di Parenti. Un paese che, come il mio, soffre di spopolamento e ha tante belle casette, molte delle quali vuote.

È stata una delle camminate più belle della mia vita: alle 6 del mattino, con una persona che non conoscevo, tra piccole strade e piccole case. In questi luoghi, anche se non conosci nessuno, ti senti a casa.

Chiedo alle ragazze: «Ma voi cosa fate la sera?» E loro, con il sorriso: «Usciamo, stiamo con i nostri amici.» Me lo hanno detto quasi come per volermi dire: «Ma che domande fai?»

Io pensavo che in quel piccolo paese la gente non uscisse più. E invece si riuniscono tra loro, stanno insieme e si divertono.

A Bocca di Piazza, come a Spineto, non hanno un cinema, un teatro. Hanno le stelle. Hanno i campi. Hanno gli amici con cui passare le serate. Stanno bene tra loro. Stanno bene insieme.

Alla fine non pago neanche il panino e la bibita. Li paga quel ragazzo che avrò visto due o tre volte al massimo e ritorno a casa.

In questi piccoli paesi la gente si alza presto, lavora tutto il giorno, viene a prenderti alle 6 del mattino per farti vedere il proprio paese. È gente semplice. Gente che sta bene insieme davanti a un bicchiere di vino e del cibo buono. Mangia sano. Lavora tanto. È gente brava. Molti sono agricoltori. Passano le loro giornate tra i campi.

E continuo a pensare a quell’uomo. «Cosa devo dare ai miei figli? Non ce la faccio più.» Non riesco a non pensarci.

Al mattino ascolto sempre musica classica con le cuffiette. Avrei voglia di piangere anch’io per quell’uomo, per quell’agricoltore, per quel padre di famialia. Ma ormai ho deciso di non piangere più. Ho deciso di lottare per loro.

Anche io, un giorno, vorrei poter vivere scrivendo, dipingendo o sistemando piccole casette abbandonate. E vorrei riuscirci, per dare più speranza a quelli dei piccoli paesi. Perché la gente è buona. Lavora. Si sveglia presto. Tiene in piedi famiglie, case, campi e paesi interi. Eppure da questi paesi la gente parte. La gente piange.

«Non ce la faccio più. Cosa devo dare ai miei figli?» Potrei aggiungere tante altre cose, ma preferisco fermarmi alle sue parole.

Un padre di famiglia in ginocchio davanti a un carabiniere che piange.

Cosa ne sarà dei nostri paesi? Cosa ne sarà di questi agricoltori? Cosa ne sarà di tutta questa bella gente che spesso non ha un ospedale, una guardia medica, un cinema, un teatro?

Hanno soltanto le mani per lavorare, tanti sorrisi e tanta forza.

Cosa sarà di tutti noi?

Anche io tra un"oretta inizierò a lavorare. Sto risistemando un’altra casetta e magari finirò come ieri sera alle 9. «Ma chi te lo fa fare?» mi chiedono in molti. Sorrido e continuo a lavorare anche io come loro.

Non lo so neanche io perché faccio tutto questo. Ma è meglio lavorare che non fare niente.

E mentre stamattina ascolto la musica nelle mie cuffiette, continuo a pensare a quelle parole. «Cosa devo dare ai miei figli? Non ce la faccio più.»

Un onesto agricoltore in lacrime davanti a un onesto carabiniere.

*Artista-Docente