La storica ha dichiarato di non essere disposta ad alcun passo indietro in cambio del ritiro della querela da parte del presidente del Senato e rivendica i propri titoli: «Quelli accademici non si ereditano come quelli nobiliari, costano fatica»
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A Otto e mezzo Lilli Gruber le ha posto la domanda diretta: intende scusarsi con il presidente del Senato, Ignazio La Russa? Lui aveva promesso di ritirare la querela in cambio delle scuse della «signora Ponzani». Proprio così: signora, non professoressa.
La risposta della storica è stata un no secco. «La professoressa Ponzani non ha nessuna intenzione di scusarsi», ha detto, annunciando di aver già incaricato l'avvocato Fabio Anselmo di tutelare la sua onorabilità e la sua professionalità. Poi la puntualizzazione sul titolo: «I titoli accademici non si ereditano come i titoli nobiliari. Costano fatica, e per le donne ancora di più. Pretendo che mi si riconosca almeno quello di professoressa universitaria».
Nel merito, Ponzani non arretra. Nel 1973 La Russa, allora segretario del Fronte della Gioventù, era alla testa di un corteo vietato dal prefetto per motivi di ordine pubblico. Quel giorno Milano fu teatro di scontri gravissimi e morì un agente di polizia di 22 anni. «Non ho mai detto che La Russa fosse responsabile dell'omicidio», ha chiarito. «Ho detto che era presente».
Se il presidente del Senato vuole querelarla per aver ricordato un fatto storico, ha aggiunto, dovrà querelare anche gli autori dei libri che lo raccontano, l'Archivio centrale dello Stato che custodisce i documenti della Questura di Milano e i giornali dell'epoca. La chiusura: «Nelle democrazie gli storici non celebrano il potere, smontano le narrazioni di comodo. È il nostro mestiere, e continuerò a farlo con tutti i mezzi a mia disposizione».
Gruber le aveva chiesto di replicare. Lei con intelligenza e determinazione ha dato una risposta dura e coraggiosa.

