Dal 2018 sono quasi raddoppiati gli “hasty readers”, studenti che scorrono rapidamente i testi e rispondono in maniera superficiale. Nella regione il tema si intreccia con povertà educativa, differenze territoriali e opportunità culturali
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Il dato più preoccupante dell’ultima rilevazione PISA, acronimo che sta per Programme for International Student Assessment, non è soltanto il peggioramento generale delle competenze dei quindicenni, ma quello che, nello specifico, riguarda la lettura. Nell’area Ocse, la capacità di comprendere un testo continua a diminuire e, rispetto al 2012, il punteggio medio è sceso da 502 a 466 punti. L’Italia ha perso 15 punti, una flessione più contenuta rispetto a quella registrata da Spagna, Germania e Francia, ma comunque significativa.
Il problema non riguarda soltanto la capacità di leggere correttamente perché a cambiare è il modo stesso in cui i ragazzi affrontano un testo. Dal 2018 sono quasi raddoppiati gli hasty readers, i lettori frettolosi: studenti che scorrono rapidamente le pagine e rispondono superficialmente, commettendo errori che possono segnalare difetti di comprensione e nel mantenere l'attenzione.
È forse questo il dato che dovrebbe preoccupare maggiormente la scuola. Perché leggere non significa soltanto decifrare parole: vuol dire fermarsi, stabilire relazioni, comprendere un ragionamento, distinguere un fatto da un'opinione. Senza aver sviluppato una buona capacità di comprendere i testi, diventa difficile affrontare la matematica, le scienze, la storia o qualsiasi altra forma di apprendimento complesso.
L'Italia, nella lettura, mantiene un risultato superiore alla media Ocse, ma questo non può tranquillizzarci. La stessa rilevazione mostra, infatti, una difficoltà nel raggiungere i livelli più elevati di competenza e conferma quanto le condizioni sociali di partenza continuino a incidere sull'apprendimento. Nelle scienze, ad esempio, il 25 per cento degli studenti italiani economicamente più avvantaggiati supera di 80 punti il 25 per cento più svantaggiato; la condizione socio-economica spiega l'11 per cento della variazione dei risultati.
È qui che il problema nazionale diventa soprattutto un problema calabrese. In Calabria parlare di lettura significa parlare di scuola, ma anche delle condizioni materiali e culturali nelle quali la scuola opera. Significa fare i conti con le differenze tra territori, con le aree interne, con la povertà educativa, con la disponibilità di biblioteche e luoghi culturali, con la qualità dell'accesso digitale e con le opportunità che un ragazzo incontra fuori dall'aula.
La questione, allora, non è soltanto se un quindicenne calabrese legga abbastanza. È se abbia avuto, nel corso della sua crescita, occasioni e tempo sufficienti per imparare a leggere lentamente, comprendere, discutere ciò che legge e costruire, attraverso i testi, un punto di vista autonomo. In un'epoca nella quale gli adolescenti sono sottoposti a un flusso continuo di immagini, notifiche e contenuti brevi, recuperare il tempo della lettura significa anche recuperare il tempo dell'attenzione e, con esso, quello della comprensione. Perché quando un ragazzo perde la capacità di leggere in profondità, non perde soltanto il rapporto con i libri: perde un'opportunità in più per capire il mondo.
Per una regione come la Calabria, dove le disuguaglianze territoriali e sociali pesano ancora sulle opportunità educative, la sfida non consiste soltanto nel migliorare il proprio punteggio nei test internazionali. È fare in modo, per lo meno, che leggere non diventi un'attività riservata a chi ha avuto la fortuna di incontrarla prima e meglio degli altri.

