Lo scrittore-medico Gioffrè vince il premio “Filippelli” e consiglia Occhiuto sulla sanità: «Serve commissione d’inchiesta»

VIDEO | L'ex commissario Asp ha commentato in positivo il passaggio delle competenze al presidente della Regione ma si chiede: «Quali strumenti sono stati dati al governatore?»

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di Agostino Pantano
24 novembre 2021
19:02

C’è anche lo scrittore Santo Gioffrè tra i vincitori del premio internazionale “Tulliola Filippelli”, la cui cerimonia di consegna si è svolta al Senato. La giuria, presieduta dal candidato al Nobel Dante Maffia, ha assegnato il riconoscimento per il romanzo La Terra Rossa (Rubbettino), che, come nello stile dell’autore seminarese, racconta uno spaccato storico e sociale della Calabria. Con Gioffrè, la giuria ha premiato anche il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, nella sezione impegno per la legalità.
«Sono doppiamente orgoglioso – ha dichiarato Gioffrè – di aver ricevuto un premio che consente alla Calabria di farsi conoscere in un contesto così prestigioso, ma anche perché la consegna è avvenuta nella sala prestigiosa dove venne firmata la Costituzione italiana».

Proprio questo rilievo anche politico e civile, che Gioffrè vuole dare al suo apprezzamento, costituisce per il vincitore l’incipit per alcune riflessioni sulla recente svolta sul commissariamento della sanità calabrese. Medico ed ex commissario dell’Asp di Reggio Calabria, lo scrittore apprezza il passaggio delle competenze al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, «perché il tema è politico in una regione dove la sanità è considerata un problema di numeri e non un diritto da riconoscere alle persone». La svolta però porta con sé degli interrogativi: «La Calabria esce dal Piano di rientro o si pensa ad una operazione banale come quella dell’appianamento che non si può fare senza prima sapere quanti sono i debiti?».


Gioffrè, uomo di sinistra con un passato nell’attuale partito del ministro Speranza, diventa quindi rappresentativo di una politica che vuole sostenere lo sforzo di Occhiuto, senza smettere di chiedere conto al governo amico.
«La legge – prosegue Gioffrè - dice che per uscire dal Piano di rientro bisogna avere un pareggio di bilancio per almeno 3 anni e livelli di servizi all’altezza: per questi obiettivi quali sono gli strumenti che sono stati dati ad Occhiuto?». Anche il presidente è in attesa di altre novità romane, per questo ha chiesto un incontro al premier, e nel frattempo Gioffrè ricorda un punto imprescindibile se si vuole rientrare dai debiti: «Sulla parte vecchia del bilancio, bisogna fare una commissione di inchiesta per andare a trovare dove ci sono state 20 anni di ruberie, senza questo passaggio nessun appianamento o uscita dal Piano di rientro è possibile».

Giornalista
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