A pochi passi dal mare di Palmi, nascosta tra gli ulivi, in zona Rovaglioso, c'è una realtà che ogni giorno combatte contro indifferenza e crudeltà: “L'oasi dei randagi”. Gestito con dedizione e amore da un gruppo di volontari, il luogo è diventato un rifugio sicuro per cani spesso maltrattati, anziani, ammalati, feriti o semplicemente abbandonati. Qui gli animali ricevono cure, cibo, riabilitazione e, soprattutto, affetto incondizionato. A differenza dei canili, l’oasi canina è composta da grandi recinti dove i cani in attesa di adozione possono sgambare a contatto con la natura. Costruita con fondi privati su un terreno confiscato alla ‘ndrangheta dato in comodato d’uso dal Comune, ospita circa 40 cani. I volontari investono tempo e risorse personali. Si autofinanziano e chiedono aiuto anche tramite social e il 5 per mille. Le difficoltà economiche per la gestione sono sempre dietro l’angolo, con spese veterinarie e quant’altro, ecco perché sono diversi gli appelli lanciati, vengono organizzate cene solidali, richiesti piccoli contributi di crocchette o patè, tutto per il sostentamento degli animali. L'abbandono rimane però un’emergenza: ci sono sempre nuovi casi di cani lasciati ai bordi delle strade o trovati in condizioni precarie, come ad esempio un piccolo ospite della struttura rinvenuto in località Barritteri di Seminara con il musino legato dal filo di ferro.

«Amiamo i cani e vogliamo trovargli una famiglia che gli dia tanto amore – ha affermato ai nostri microfoni il presidente dell’oasi canina, Enzo Messina -. Ci occupiamo anche dei cani che provengono dal canile di Oppido Mamertina, li prendiamo in affido e troviamo chi li voglia adottare. L'appello principale che facciamo è assolutamente di sterilizzare, perché la sterilizzazione è l'unico sistema che fa sì che il randagismo possa diminuire. Ormai, purtroppo, è diventata un'emergenza, siamo strapieni di richieste di aiuto per cani abbandonati. La responsabilità dei cani è dei Comuni e dell'Asp. Servirebbe un canile sanitario, una struttura completamente dedicata, che abbia anche le attrezzature diagnostiche per poter fare gli interventi. Contro il fenomeno dell'abbandono c'è da dire che chi prende un cane deve essere consapevole che è per tutta la vita, non si può stufare perché abbaia, perché sporca o è ammalato».

Il lavoro all’oasi dei randagi di Palmi inizia di buon mattino, accompagnati dal frinire delle cicale si prepara da mangiare in una piccola cucina, si puliscono i box e si fa fare un breve giretto ai cani. Sono circa 12 i volontari che si alternano e c’è chi vi si reca anche semplicemente per dare una mano all’occorrenza.
«Io ho iniziato subito dopo il Covid. Mi sono trovata così tanto bene che ad oggi posso dire di stare più bene con gli animali che con le persone, perché sono anime semplici, sincere, genuine, che ti danno tantissimo amore – ha dichiarato Graziella, una volontaria della struttura -. L'obiettivo è quello di farli stare bene, perché sono creature senzienti, che dipendono in tutto e per tutto da noi. Infatti, noi qui facciamo il turno tutti i giorni dell'anno, che sia Natale, Capodanno, Ferragosto, e che ci siano 40 gradi o ci sia pioggia a dirotto, perché loro hanno sempre bisogno di noi».

Per informazioni su visite, adozioni o volontariato, bisogna contattare l’oasi dei randagi di Palmi: ogni gesto di solidarietà è ben gradito per vincere l’abbandono e aiutare anime pure e innocenti che non possono parlare per sè, ma cercano soltanto una seconda opportunità.
«Vorremmo che tutti i cani andassero a casa, sappiamo che non è possibile, soprattutto per gli adulti, però speriamo sempre che qualcuno se ne innamori – ha spiegato Barbara, un’altra volontaria che quotidianamente si occupa degli ospiti della struttura-. Chiediamo spesso alle persone di venire a trovarli anche per una semplice carezza, perché hanno solo noi e chi viene a salutarli. Vorremmo che ci fosse un maggiore flusso di visite, perché loro anche con un biscottino si accontentano di poco».