COSENZA - Non si sono mai tanto amati. Per anni sono riusciti a tollerarsi. Poi la tregua si è interrotta (con la cacciata di Katia Gentile dalla giunta cosentina) e lo scontro tra pesi massimi si è trasformato in una sfida all’arma bianca. I protagonisti non sono due guerrieri epici, ma due “dinastie cosentine: la famiglia Gentile e quella degli Occhiuto. Ieri l’assessore regionale ai lavori pubblici Pino Gentile, ha dato mandato al proprio legale di procedere querelando Mario Occhiuto le cui affermazioni sarebbero state, a suo dire, altamente diffamatorie.  "Devono essere rifiutati – aveva scritto il noto architetto silano – i voti della mafia e quelli dei Gentile".

Non avrebbe digerito il capo dell’esecutivo del capoluogo bruzio la candidatura alle elezioni provinciali del prossimo 12 ottobre di Marcello Manna sostenuta propria dai suoi rivali dell’Ncd. "Le adesioni a un progetto – avrebbe tuonato sul popolare social network – e poi il voto, devono essere libere e spontanee e non frutto di coercizioni, false promesse e millanterie. Questa è soprattutto una battaglia di libertà contro le angherie, e per far superare la paura che ogni volta aleggia nell'aria quando scendono in campo questi "signori".

Ergo, "per il bene della nostra terra, bisogna avere anche il coraggio politico di rifiutare per le elezioni regionali i voti della mafia e di Gentile. E sono sicuro che in questo modo i voti invece aumenteranno". Affermazioni pesanti delle quali si discuterà questa volta all'interno del palazzo di giustizia.