Il partito si prepara a discutere di programma, alleanze, aiuti militari all’Ucraina e proroga del mandato della segretaria. Intanto Giorgio Gori prepara la sua partita
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Elly Schlein arriva a una delle settimane politicamente più delicate della sua segreteria con una montagna di questioni aperte e un partito che chiede risposte. Mercoledì 30 settembre tornerà a riunirsi la segreteria del Pd, cosa che non accadeva da giugno, mentre venerdì 2 ottobre sarà la volta della Direzione nazionale. Due appuntamenti nei quali la leader democratica dovrà affrontare contemporaneamente i problemi interni al partito e quelli di un centrosinistra che continua a discutere di programma, leadership e primarie senza avere ancora definito il percorso che dovrebbe portarlo alle prossime elezioni.
La pressione arriva anche dai sondaggi citati nel dibattito interno, mentre una parte dei dirigenti democratici mostra crescente insofferenza verso la gestione della segreteria. Ma il problema più urgente si trova fuori dal Nazareno e ha un nome preciso: Giuseppe Conte.
Il leader del Movimento 5 Stelle continua infatti a spingere sulle primarie e sul programma della coalizione, mentre Schlein ha finora insistito sulla necessità di costruire prima una piattaforma comune. Una differenza di metodo che nasconde una questione politica assai più grande: chi guiderà il centrosinistra alle prossime elezioni?
Schlein-Conte, la partita per la leadership entra nel vivo
La tensione è emersa chiaramente negli ultimi giorni. Conte, rispondendo ai cronisti sul mancato avvio del tavolo programmatico, ha sottolineato che il Movimento 5 Stelle è pronto e aspetta gli alleati. Parole che hanno aumentato la pressione sul Pd e sulla sua segretaria.
Secondo il retroscena politico emerso nelle ultime ore, anche Nicola Fratoianni avrebbe avvertito Schlein del rischio di lasciare a Conte l’iniziativa, ricordandole che Alleanza Verdi e Sinistra si considera pronta da mesi a discutere il programma della coalizione.
Il problema, per il Pd, è che la discussione sul programma si intreccia ormai inevitabilmente con quella sulla leadership. Conte considera le primarie uno strumento per scegliere chi guiderà la coalizione; Schlein ha ribadito più volte che prima occorre definire ciò che il centrosinistra vuole fare insieme. Alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia la segretaria aveva comunque accettato la sfida: «Se le faremo le vinceremo, non abbiamo nessuna paura del voto».
Adesso, però, il tempo delle formule interlocutorie sembra avvicinarsi alla fine. Il Pd deve decidere come arrivare ai gazebo, con quali regole e soprattutto con quale posizione politica.
Primarie, spunta anche Giorgio Gori
A rendere ancora più interessante la partita c’è Giorgio Gori. L’ipotesi di una sua candidatura alle primarie del centrosinistra ha ormai superato la fase della semplice suggestione e rappresenterebbe la possibilità, per l’area riformista, di presentarsi ai gazebo con una propria proposta politica. Non necessariamente contro Schlein: tra le ipotesi circolate nel Pd c’è anche quella di una candidatura capace di intercettare l’elettorato riformista al primo turno e favorire successivamente una convergenza. Leggi l’articolo completo su LaCapitale News.

