Il caso

Reggio Calabria, 130 ragazzi fragili senza servizi dopo la chiusura dei centri per minori “Libero Nocera”

VIDEO | Stamattina in piazza Italia un sit-in per chiedere una proroga delle attività e un confronto con la Regione per rivedere il regolamento per l’accreditamento

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di Anna Foti
15 luglio 2022
22:00

«Da due settimane 130 minori di questa città sono rimasti senza servizi. Oltre noi, anche Skinner e Lilliput, hanno dovuto chiudere. Siamo in piazza, dunque, per chiedere al Comune di Reggio Calabria di disporre una proroga fino al 31 dicembre 2022 del servizio per potere riaprire immediatamente i centri per minori e, nel frattempo, intavolare con la Regione un confronto per rivedere il regolamento», così Gaetano Nucera, presidente della cooperativa Libero Nocera, che fino allo scorso 30 giugno ha gestito il centro per minori disabili Solaris e il centro Girasole per minori provenienti da famiglie multiproblematiche, spiega le ragioni del sit-in di stamattina davanti al Comune di Reggio Calabria.

Servizi negati

Questa volta, infatti, in piazza Italia per denunciare l’inadeguatezza del nuovo regolamento regionale per l’accreditamento dei centri diurni, ci sono operatori, operatrici della cooperativa Libero Nocera e familiari dei minori rimasti a casa, mentre il centro Lilliput, che aveva già manifestato lo scorso 3 giugno, sta già sgombrando i locali di Croce Valanidi, dove ha operato per oltre vent’anni.  La chiusura dallo scorso uno luglio di questi centri, non più accreditati con i nuovi requisiti richiesti dal contestato regolamento, sta generando notevoli disagi e sta compromettendo l’assistenza: decine i minori fragili senza servizi e le famiglie in difficoltà. I nodi relativi al regolamento non riguardano solo i requisiti stringenti e impraticabili ma anche la visione generale dei servizi.


La diversità dei servizi

«La diversità è una ricchezza anche quando parliamo di servizi. Non si possono omologare i servizi per adulti con quelli per minori e parlare indistintamente di centri diurni. La soluzione è tornare ai centri socio educativi per minori, di supporto ai centri di riabilitazione e con tanti laboratori per il linguaggio, come quello motorio e quello del linguaggio», ha concluso Gaetano Nucera, presidente della cooperativa Libero Nocera.

Famiglie fragili abbandonate

«Interrompere il percorso che i nostri figli e le nostre figlie avevano intrapreso presso il centro costituisce un grave danno per la loro crescita. Assisteremo a una regressione della loro condizione perché fermarsi e non fare più attività equivarrà a questo. Non abbiamo neanche avuto il tempo di cercare un'alternativa né ci è stata prospettata. Noi adesso cosa dovremmo fare?», si chiedono i familiari.

Giornalista
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