La manifestazione

Reggio Calabria, ad Arghillà la rievocazione del Castrum romano e della storia del santo patrono Aurelio

VIDEO | Don Nino Iannò: «Il corteo storico ha attraversato le vie del quartiere da Sud a Nord. Un primo positivo momento di aggregazione per una comunità molto frammentata»

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di Anna Foti
28 agosto 2022
22:00

«È stato importante dare una prospettiva diversa a questo quartiere, al centro delle cronache sempre per motivi negativi. La situazione dei rifiuti è seria ma non deve ostacolarci. A volte è necessario andare oltre i problemi e non farsi bloccare da essi». Lo aveva annunciato, don Antonino Iannò, parroco della chiesa di Sant’Aurelio ad Arghillà Sud, promotore con la comunità di Arghillà della rievocazione storica del Castrum Romano. I cumuli di rifiuti ai lati delle strade ad Arghillà nord, come anche l’illuminazione presente solo a brevissimi tratti, non hanno, infatti, fermato la manifestazione organizzata nell’ambito della celebrazione del patrono Sant’Aurelio.

«Dopo la messa da Arghillà Sud è partito il corteo storico che è passato anche per le vie di Arghillà Nord, animato dal console, dai centurioni romani, dal vescovo Aurelio e dall’amico Sant’Agostino e dalle donne, tutti in abiti d’epoca, con tanto di sbandieratori, tamburi e trombe. La manifestazione ha rievocato i tempi in cui l’attuale quartiere collinare di Reggio Calabria era sede della X legione Fretensis di stanza sul Fretum Siculum, ossia sullo Stretto di Messina. È stato un momento significativo per il nostro quartiere di cui sempre si parla soltanto in modo negativo e che invece custodisce anche storie antiche e importanti», ha spiegato Cristhian Mansueto, giovane residente ad Arghillà Sud, nell’occasione con gli abiti da centurione.


La rievocazione storica è stata, infatti, messa in scena anche da alcuni residenti del quartiere e incentrata sulla storia, frutto di fantasia, di un soldato arruolato della Decima legione dei Romani, nato a Cartagine nel 380 e cresciuto accanto al Primate d’Africa, il vescovo Aurelio, oggi patrono di Arghillà.

«È stata anche un’occasione per riscoprire la figura di Sant’Aurelio, vissuto proprio in epoca Romana, che è il Santo dei Sinodi, dunque dell’amicizia, della fraternità, della comunione e dell’unione, valori di cui c’è tanto bisogno in questo quartiere dove confluiscono culture ed etnie diverse», ha sottolineato ancora don Antonino Iannò, parroco della chiesa di Sant’Aurelio ad Arghillà Sud.

Un’occasione di aggregazione che ha visto lo spazio antistante alla chiesa tramutarsi in un accampamento romano in cui è stato rappresentato l’incontro simbolico tra il console e il vescovo Aurelio e in cui la vita del castrum è stata rievocata attraverso combattimenti, sbandieratori e giochi di fuoco. E poi, infine, la degustazione. Un primo passo, perché la coesione di questo quartiere resta complessa e la comunità che vi risiede, presente alla manifestazione solo in parte, appare fortemente frammentata.

«Consideriamo questa manifestazione il buon inizio di un percorso che ha inteso coinvolgere tutti i residenti del quartiere di Arghillà. È stato bello vedere la gente affacciarsi dalle finestre e sentirsi considerata nella normalità, con la musica. Siamo solo all’inizio ma possiamo dire che sia stato certamente un buon inizio», ha concluso don Antonino Iannò, parroco della chiesa di Sant’Aurelio ad Arghillà Sud.

Giornalista
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