Le storie

Reggio Calabria: Ana Rosa, Tatiana e Inas da studentesse di Italiano a insegnanti di lingua madre

VIDEO | L’esperienza della "Scuola in piazza" per le comunità straniere cresce e adesso chi impara insegna la lingua madre. Al via i corsi di Portoghese, Arabo e Russo

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di Anna Foti
12 febbraio 2022
19:05

A Reggio Calabria l'incontro tra lingue e culture alimenta integrazione. Dopo aver conosciuto la scuola di Italiano in piazza, che ancora frequentano per imparare la lingua del Paese dove adesso vivono e per integrarsi, Ana Rosa, Tatiana e Inas hanno accolto con entusiasmo l’invito a diventare a loro volta insegnanti della loro lingua madre. Il loro cammino di vita le ha condotte fino alla città dello Stretto dove adesso non sono solo discenti di lingua Italiana ma anche insegnanti di Portoghese, Russo e Arabo.

Un’iniziativa molto bene accolta dalla cittadinanza reggina che nei giorni stabiliti ha iniziato a recarsi presso la sede dei Padri Gesuiti. Dallo scorso martedì la stessa sede ospita anche la scuola d’Italiano, sospesa nelle scorse settimane per l'aumento dei contagi, che in primavera tornerà all'aperto in piazza Sant’Agostino. La lingua, dunque,non solo come strumento essenziale di comunicazione e integrazione ma anche come finestra spalancata su altre culture, preziosa occasione di crescita umana e sociale, terra fertile dove vite e storie si intrecciano.


Ana Rosa dal Brasile:«Condivido anche la mia cultura»

«Sono nata a Limeira in Brasile e sono figlia di una professoressa di Portoghese, oltre che essere a mia volta insegnante di gastronomia. L'insegnamento è dunque nel mio cuore e, inoltre, mi piace questo scambio di conoscenze. Per me è molto stimolante e interessante. Insegnare una lingua non significa soltanto trasferire le nozioni grammaticali ma anche condividere una cultura e le sue peculiarità. Per questa ragione, appena ho scoperto questa scuola d'Italiano in piazza ho subito deciso di frequentarla, per incontrare e condividere esperienze e storie», racconta Ana Rosa Valise Siqueira, la cui famiglia vive oggi a Pindamonhangaba, nello stato di San Paolo. «Dopo avere vinto un premio di cucina con un risotto creativo con ingredienti particolari come le formiche, cibo tipico dei nativi di Mata Atlantica, sono arrivata in Italia, in Piemonte, per frequentare un corso di cucina. Tutto accadeva poco prima della pandemia e infatti non torno in Brasile da due anni. Durante questo tempo ho voluto cogliere l'opportunità di conoscere l'Italia. Sono arrivata in Calabria sulle orme di mio nonno materno, Domenico Pannovalice di Paola, di cui conservo il cognome in Brasile tramutato in Valise. Da Paola, luogo natio di mio nonno, che della mia famiglia sono l'unica ad aver conosciuto e che anche mia madre vorrebbe vedere, sono arrivata a Reggio, città che mi piace molto», racconta ancora Ana Rosa Valise Siqueira.

Inas dalla Siria:«Bellissimo insegnare Arabo e imparare Italiano»


«Sono arrivata da Homs, città della Siria dove ho conosciuto gli effetti micidiali della guerra. Mi manca il mio paese. Lì ho lasciato i miei genitori, i fratelli e le sorelle. Con mio marito e i miei due figli, due anni e mezzo fa sono arrivata in Italia per costruire una vita migliore. Giunti a Roma, subito siamo venuti a vivere a Reggio, dove ho conosciuto la scuola di Italiano in piazza. Un'esperienza molto bella di cui sono grata agli insegnanti e a tutta la comunità reggina. Qui ho conosciuto molte persone gentili e accoglienti. Non ho mai insegnato prima d'ora. Ho voluto farlo perché ho saputo che c'erano persone che avrebbero voluto imparare l'Arabo, la mia lingua madre, e così ho accolto l'invito. Spero che vada tutto bene. Per me è bellissimo parlare e insegnare la mia lingua ed è altrettanto bello imparare l'Italiano», racconta la giovane Inas Alrefaee.

Tatiana dalla Russia: «Due lingue con suoni molti simili»

«Sono nata a San Pietroburgo ma la mia vita è ormai a Reggio Calabria. A Mosca mi sono laureata in Letteratura Russa, così quando sono stata invitata ad insegnare la mia lingua madre agli italiani, ho pensato che avrei potuto anche trasmettere qualcosa della cultura russa. Mi piace insegnare. Anche se l'alfabeto russo è quello cirillico, in cui ci sono lettere che mancano in quello italiano, la fonetica e la pronuncia di molte parole a volte sono molto simili. Pensiamo a musica, cultura, politica, clima, logica, matematica», racconta Tatiana Kulakova, editor per una casa editrice russa con la passione per la scrittura. «Per la prima volta sono arrivata a Reggio sette anni fa in vacanza. Di questa città mi ha colpito subito la bellezza al punto che, al momento di dovere concludere il mio ciclo di studi con un elaborato scritto, mi sono lasciata ispirare da ciò che mi era rimasto impresso e così ho scritto proprio di Reggio Calabria e delle storie raccolte in riva allo Stretto, ascoltando altre persone russe e ucraine che ancora vivono qui. Il risultato di questa raccolta e di questi ritorni frequenti è stato un libro in lingua russa dal titolo tradotto "Ritorno a Reggio"», racconta ancora Tatiana Kulakova che poi, qualche anno fa a Reggio è tornata per restare con suo marito, Orlando Giuseppe Parlato.

Furfaro:«Un'esperienza di crescita collettiva»

La scuola d'Italiano in piazza a Reggio cresce nel segno dell'integrazione e dell'inclusione.
«La risposta della cittadinanza alla nuova proposta di corsi di lingua Portoghese, Russa e Araba è stata davvero molto positiva e anche molti insegnanti volontari della scuola hanno aderito, vestendo i panni dei loro allievi e delle loro allieve che imparano una lingua totalmente nuova. L'obiettivo dell'iniziativa è, tuttavia, molteplice e mira anche a coinvolgere le comunità straniere residenti in città soprattutto le seconde generazioni dei figli e figlie di immigrati nati in Italia e che, in base ad una mia ricerca, non conoscono bene la lingua madre, specialmente scritta ma a volta anche quella parlata. Un modo per contribuire a salvaguardare, pur nel percorso di integrazione e apprendimento della lingua del paese di accoglienza, la dimensione linguistica e culturale del paese di origine. Un'occasione di crescita collettiva», conclude Giorgio Furfaro, coordinatore della scuola d'Italiano in piazza.

Giornalista
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