La storia

Scilla, maestro liutaio che costruisce strumenti indistruttibili: «Il segreto è la fibra di carbonio»

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di Gabriella Lax
25 dicembre 2021
19:00
Sergio Pugliesi
Sergio Pugliesi

C'è una storia dietro ogni strumento del maestro liutaio Sergio Pugliesi col marchio “Oliver guitar”. Con un racconto fatto di lacrime o di gioia, lo strumento si compone di preziosi tasselli di vita. Il legno, da materia viene plasmato con l'anima dell'artista che ha la sua bottega a Scilla sulla costa tirrenica, nel reggino.

Una tradizione di famiglia la sua, nel senso che i suoi trisavoli erano falegnami e lavoravano il legno. Ma lui da ragazzino vuole un basso e così decide di costruirselo. È il salto di qualità. Anni di studio e di lavoro e nel 1999 apre la liuteria. Crea strumenti partendo dalle chitarre elettriche, poi le classiche e poi si appassiona al progetto della chitarra battente. I suoi strumenti, amati e ambiti, sono preziosi e volano in tutto il mondo perché da ogni parte della terra ci sono richieste.


Uno dei tanti motivi della sua unicità è che gli strumenti sono indistruttibili. Nell'intervista il maestro Pugliesi ci ha rivelato, in esclusiva, qual è il segreto dei suoi strumenti, i cui manici non si piegano, facendo venir meno uno dei difetti dovuti all'usura del tempo, alle condizioni climatiche ed altri fattori.
«Non c'è nessun segreto ma solo scienza applicata. Come quando si costruisce un'auto si tiene conto della scienza del momento in cui viene fatta, della tecnologia che si sfrutta al meglio. Molti costruttori liutai sono rimasti al passato, senza considerare la modernità. Se si tiene conto che l'ambiente in cui gli strumenti andranno a suonare è diverso dal passato, anche gli strumenti non sono più adatti».

«Il manico dei miei strumenti non si muove perché all'interno c'è la fibra di carbonio. Quindi oltre a conoscere il tipo del legno, serve conoscere i materiali moderni. Nel mio manico c'è una barra di fibra di carbonio. Esistono diversi tipi di fibra, bisogna capire le caratteristiche e qual è quella più adatta. Io utilizzo la 12K, che vuol dire che ci sono 12 mila fili al millimetro. Il risultato è che il manico è più leggero, suona di più, non ha problemi di caldo o freddo, essendo fibra artificiale. Naturalmente lo strumento con il manico con la fibra (invisibile all'esterno) ha un costo diverso.

Tra le creazioni del 2021 il maestro Pugliesi porta nel cuore una molto particolare, per la storia che la accompagna. Una storia che inizia con l'amore che si corona tra Attilio Turrisi, maestro osannato della Notte della Taranta, che trova in Flavia l'anima gemella. Si conoscono, si avvicinano, amano la musica e coronano questo sogno d'amore che è capace di superare la distanza dovuta all'età che c'è tra loro due, così come la distanza dei chilometri perché Flavia, dopo l'inizio della relazione, trova lavoro in Canada. Ma l'amore supera ogni cosa.

I due si sposano e prendono casa oltreoceano. Un sentimento forte che però deve cedere davanti al fato: poco tempo dopo Flavia muore a causa di un brutto male. Si spezza la vita di Attilio: ha perso la donna che lo aveva reso felice. Ci mette un po' a riprendersi e poi l’idea: qualcosa nel suo strumento, la chitarra, che possa ricordargli Flavia. Qui entra in gioco il maestro liutaio.

«Costruiamo una chitarra personalizzata gli spiego, come faccio sempre – racconta - con qualcosa che appartiene al chitarrista. Così decido di dividere la chitarra acustica divisa in tre: la rosetta, intorno alla buca, il manico e la paletta. Nella rosetta ho pensato di mettere Flavia, non più tra noi, in cielo, nell’universo, allora ho costruito intorno alla rosetta un universo, usando madreperla, stelline su fondo scuro. Dalla buca esce la musica e passa attraverso lei, l’universo. A cornice della rosetta ci sono i fili che entrano nella tastiera. Attilio l’ho messo nella paletta, ho preso il suo profilo stilizzato, usando naso e occhi, come le macchie della Terra vista dall’alto.

Un profilo in madreperla bianco con lo sfondo scuro dell’ebano, che parte e va dentro la tastiera. Dalla paletta e dalla rosetta iniziano delle linee e vanno l’una verso l’altra, perché la tastiera è il posto della musica, il luogo in cui lui, suonando, fa avvicinare le linee a lei attraverso la musica. La musica rievoca questo avvicinamento, il sentire lei attraverso la tastiera. Non si incontrano mai invece, si possono sentire da lontano, se non attraverso la musica. Queste linee che partono da entrambe le parti si fermano in due punti precisi della tastiera, due note specifiche: al settimo tasto e al nono tasto, sono due “si”, come i due “sì” che hanno pronunciato al momento del matrimonio. E solo quando lui suona questi due sì contemporaneamente le due linee, attraverso le dita che creano la musica, si possono incontrare».

Giornalista
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