Cerimonia al santuario di Paola. Presenti anche i giornalisti del network LaC News24. Don Leonardo Bonanno: «Avete nelle mani uno strumento importante che è la parola»
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«Siate comunicatori di speranza». Nel giorno del giubileo dei giornalisti, nel giorno che ricorda San Francesco di Sales, i giornalisti calabresi si sono ritrovati nel santuario di Paola. La messa è stata celebrata dal vescovo emerito di San Marco Argentano-Scalea, Leonardo Bonanno, concelebreta insieme a padre Trebisonda, provinciale dei minimi di Paola e don Enzo Gabrieli, giornalista e direttore di periodici della diocesi.
Alla cerimonia hanno partecipato anche i giornalisti del network LaC News24, insieme al direttore Franco Laratta, al presidente Domenico Maduli e al direttore editoriale Maria Grazia Falduto.
Nel corso dell'omelia il vescovo, rivolto ai giornalisti, ha ricordato loro: «Avete nelle mani uno strumento importante che è la parola».
«Siamo in un mondo - ha detto Bonanno - in cui ci sono molti disperati e di diverse età, anche molti giovani, un mondo nel quale i giornalisti sono inseriti e che devono interpretare».
E, a proposito di disperati e storie nere, il vescovo ha fatto un cenno anche alla storia che ha catturato la cronaca italiana degli ultimi giorni: il rapimento della piccola Sofia. Un accenno appena ma dal peso specifico importante. Perché Bonanno ha ammonito i cronisti di farsi portatori di speranza soprattutto nelle storie più nere. Di non esarcerbare gli animi ma di rendersi «testimoni di speranza per il mondo».
Al termine della messa, il direttore editoriale Falduto e il direttore responsabile Laratta hanno incontrato il vescovo per discutere sul ruolo dell'informazione e sulle responsabilità dei giornalisti.
La giornata del giubileo dei giornalisti è iniziata alle 10:30 con un incontro da tema «comunicare la speranza».
«Siate come i cercatori di pepite d’oro , che devono avere pazienza. Il messaggio di Papa Francesco. Noi dovremmo esser così - dice don Enzo Gabrielli - miti e scaltri. Questa terra ha bisogno di noi. Dovremmo anche dare una speranza a questa nostra Calabria. Noi abbiamo una grande responsabilità, perché possiamo costruire ma anche distruggere».