La strada della morte

Statale 106, la via del dolore lungo lo Ionio: «Troppe vittime, serve una strada a quattro corsie»

Il governatore Occhiuto ha ribadito quanto sia fondamentale ma pericolosa: innesti a raso, scarsa illuminazione e una carreggiata stretta la rendono priva dei necessari requisiti di sicurezza. In un mese 5 persone morte: le ultime due vittime lo scorso 31 gennaio

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di Mariassunta Veneziano
4 febbraio 2022
09:25

Un’arteria fondamentale ma troppo pericolosa. È quello che un intero territorio grida da anni. Lo gridano i cittadini che chiedono sicurezza, lo gridano le morti – troppe – riportate dalle cronache a ritmi da far spavento. Un’eterna denuncia che corre lungo tutta la Statale 106 e che adesso ha trovato sponda anche nel presidente della Regione Roberto Occhiuto: «Troppi incidenti, troppe vittime. Questo a causa soprattutto del fatto che per la stragrande maggioranza del suo tracciato è a sole due corsie».

Le vittime

Troppi incidenti. Due in un giorno solo a inizio 2022 ed entrambi nel Catanzarese. L’8 gennaio. A Sant’Andrea Apostolo sullo Ionio due persone rimangono ferite in uno scontro tra auto: una – il 74enne Pasquale Varano – muore due giorni dopo in ospedale. Nella stessa giornata, a Stalettì, un impatto tra altre due vetture provoca il ferimento di una donna.


Passano appena due giorni e un nuovo gravissimo incidente sconvolge la comunità di Corigliano-Rossano: Luca Laudone perde la vita a 19 anni dopo essere finito fuori strada con la sua auto. «Sorridente, solare, con lo sguardo rivolto alla vita e al futuro, alla realizzazione di quei sogni personali e professionali in cui credevi. Progettavi, programmavi, ti impegnavi. Un imperfetto che mai avremmo voluto usare, Luca. Il tuo tempo doveva essere il presente ed il futuro. Invece la linea del tempo si è interrotta e ti sei fermato», scrivono sui social i compagni di scuola e gli insegnanti dopo aver appreso la notizia. 

Ma il dolore non si ferma. Il dolore corre, lungo la Statale della morte. L’11 gennaio, tre persone rimangono ferite in uno scontro tra i comuni di Stignano e Riace, nel Reggino: una di loro, Aurelio Giorgi di 47 anni, muore più tardi in ospedale.

L’ultimo, terribile incidente avviene appena pochi giorni fa, il 31 gennaio: a perdere la vita sono due cugini, entrambi 29enni, Davide e Gabriele Origlia. «Un omicidio di Stato», tuona il parroco don Francesco Carlino durante l’omelia funebre.

La via del dolore

Una strage, in realtà. I nomi di Pasquale, Luca, Aurelio, Davide e Gabriele vanno infatti a rimpinguare un macabro bollettino di morte impresso nella sequela di fiori e croci che punteggiano la strada, facendone una via del dolore che unisce tra le lacrime la costa ionica calabrese da nord a sud.

Stretta, esageratamente, in alcuni punti. Punteggiata di autovelox che impongono limiti di velocità bassissimi ma mettono solo una pezza a quel buco enorme che è la questione sicurezza sulla 106. Innesti a raso e scarsa – in alcuni punti inesistente – illuminazione diventano complici di tragedie che troppo di frequente ammantano a lutto intere comunità. Via preferenziale di collegamento tra i vari centri con le caratteristiche di una strada urbana, dove il traffico a lunga percorrenza e quello cittadino si mescolano nella quotidianità dei centri abitati, dove in caso di emergenza raggiungere l’ospedale più vicino dalle zone periferiche diventa una lotta ad armi impari contro il tempo. E intanto le storie, e i drammi, si intrecciano.

C’è chi ha messo una foto sul guardrail, chi ha lasciato una poesia o posto una piccola lapide con poche parole scolpite. E date: di nascita e di morte. Un modo per ricordare che ha però anche il sapore di una richiesta disperata: dateci una strada sicura, siamo stanchi di piangere i nostri cari.

Il Pnrr e la Calabria che non c’è

Il presidente Occhiuto dichiara di voler fare sua la battaglia. «La complessità della Statale 106 – afferma – risiede nelle notevoli carenze relative alla sicurezza stradale, alla percorribilità e, rispetto a queste problematiche, ai notevoli costi complessivi per l’ammodernamento dell’intera tratta calabrese, che ammontano a più di 4 miliardi di euro. Purtroppo questi costi non saranno neanche parzialmente coperti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e per questa ragione nelle scorse settimane ho scritto al premier Draghi».

Nei primi giorni del nuovo anno il governatore aveva già scritto al presidente del Consiglio sul tema delle infrastrutture calabresi e, nello specifico, dell’alta velocità. Oggi, in un’intervista a Sky Tg24, è tornato su quei temi: «Ho scritto al presidente Draghi perché nel Pnrr non ci sono opere strategiche per la Calabria. C’è l’alta velocità ferroviaria che è finanziata con il fondo complementare, ma che produrrà effetti dal 2030 in poi. Ma intanto abbiamo tante opere che sarebbe importante realizzare - a cominciare dalla strada statale 106 - che però non sono finanziate».

Occhiuto batte sulla questione infrastrutture toccando un territorio – quello ionico – che vanta disagi e ritardi ancora maggiori rispetto al resto della Calabria. E che a livello nazionale non viene nemmeno considerato. Lui, però, garantisce di essere all’opera per «porre le condizioni affinché tutta la Statale jonica sia progettata e realizzata come strada a due carreggiate e, dunque, quattro corsie». Un risultato, avverte, perseguibile solo «per tappe».

In corso ci sarebbero «interlocuzioni continue con Anas» per il completamento della progettazione su tutta la strada e l’avvio dei lavori su alcuni lotti. In riva allo Ionio, tra gente disillusa che dopo anni di parole al vento non ha più voglia di credere a niente, c’è chi ancora spera. Che prima e non poi qualcosa si muova. Che dalle interlocuzioni ai fatti il passo sia breve.

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