Trasporto pubblico locale: coincidenze ferroviarie difficili e autobus concentrati nelle fasce orarie scolastiche rendono i borghi difficili da raggiungere senza macchina. Per residenti e turisti servono collegamenti capaci di creare nuove opportunità di mobilità
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Si può investire nella promozione turistica di un borgo, recuperarne le abitazioni, immaginare incentivi per nuovi residenti e progettare il ritorno di chi è andato via. Poi arriva il momento di fare una cosa molto più semplice: raggiungerlo con un mezzo pubblico. Ed è lì che molte delle ambizioni di rilancio delle aree interne si scontrano con una realtà fatta di poche corse, orari concentrati in alcune fasce della giornata e collegamenti che rendono l'automobile pressoché indispensabile.
Il problema comincia già sulla costa, dove la ferrovia dovrebbe rappresentare la principale alternativa al trasporto privato. Il primo regionale utile dalla Ionica arriva a Reggio Calabria Centrale alle 7:25, troppo tardi per intercettare diversi collegamenti a lunga percorrenza in partenza nelle prime ore del mattino. La sera, invece, l'ultimo treno verso la direttrice ionica parte dal capoluogo alle 20:08, lasciando senza coincidenze chi raggiunge Reggio con numerosi servizi provenienti dal resto d'Italia. Lo stesso limite pesa sui collegamenti con l'aeroporto dello Stretto. Per chi abita lungo la costa, prendere un treno o un aereo può dunque richiedere già un'automobile prima ancora di cominciare il viaggio.
Per i residenti dell'entroterra si aggiunge un ulteriore passaggio, quello degli autobus che collegano i centri montani alla fascia costiera, alle stazioni ferroviarie e, attraverso alcune linee, anche al capoluogo. Una rete che sulla carta assicura collegamenti, ma la cui distribuzione oraria racconta un servizio ancora fortemente condizionato dalle esigenze scolastiche e dal pendolarismo tradizionale.
Gli orari invernali sono indicativi. Prendendo ad esempio l’Area Grecanica, da Bova Marina verso Bova le partenze riportate per alcuni giorni della settimana sono alle 8:05 e alle 14:05. A Palizzi Superiore il collegamento documentato dalla marina parte alle 14:50. Condofuri Superiore presenta un'offerta più articolata, con cinque corse in salita nell'orario feriale consultato, ma l'ultima lascia la costa alle 18:10. Situazioni differenti, accomunate dalla difficoltà di trovare collegamenti utilizzabili con continuità dal mattino alla sera.
È come se una parte della mobilità pubblica fosse ancora organizzata immaginando che la giornata dei paesi coincida con quella delle scuole. Ma un territorio ha anche lavoratori con turni pomeridiani, anziani che devono raggiungere ambulatori e uffici, persone che frequentano attività culturali, famiglie che si spostano per necessità quotidiane. E ha il diritto di vivere anche dopo le cinque del pomeriggio.
C'è poi il turismo, sul quale si concentrano investimenti, campagne promozionali e aspettative di sviluppo. L'Area Grecanica custodisce borghi storici, testimonianze linguistiche, tradizioni e un patrimonio paesaggistico che viene proposto come risorsa per un'economia capace di andare oltre il turismo balneare. Ma chi arriva sulla costa in treno e vuole trascorrere una giornata nell'entroterra deve prima verificare se esista un autobus compatibile con il proprio arrivo e, soprattutto, con il ritorno. Una visita che dovrebbe poter comprendere una passeggiata, un museo, un pranzo o una sosta nelle attività del paese rischia di essere condizionata dall'ultima corsa del primo pomeriggio. In molti casi la soluzione più semplice resta noleggiare un'automobile.
La questione, tuttavia, supera le prospettive turistiche. Riguarda la credibilità stessa delle politiche contro lo spopolamento. Tornare ad abitare un borgo significa poter mantenere rapporti quotidiani con il resto del territorio, raggiungere il posto di lavoro, accedere ai servizi, accompagnare i figli alle attività, spostarsi anche quando non si dispone di un mezzo privato. Significa soprattutto poter scegliere. Un'automobile può essere comoda, persino necessaria in determinate circostanze, ma non dovrebbe costituire il requisito preliminare per decidere dove vivere.
Per questo la riorganizzazione del trasporto pubblico dovrebbe riguardare insieme ferrovia e collegamenti su gomma, con più corse distribuite lungo la giornata, servizi serali e coincidenze costruite sulle effettive possibilità di spostamento. Un autobus che raggiunge una stazione quando il treno utile è già partito, oppure che riporta verso il borgo prima che una normale giornata lavorativa sia terminata, offre un collegamento formalmente esistente ma difficilmente utilizzabile.
Resta infine una questione di impostazione. Se la frequenza delle corse viene stabilita esclusivamente contando i passeggeri attuali, si rischia di fotografare un bisogno che il servizio stesso contribuisce a comprimere. Chi oggi utilizza l'automobile perché gli orari non consentono alternative scompare dalle statistiche del trasporto pubblico, pur essendo un potenziale utente. Lo stesso accade al turista che rinuncia a visitare un borgo perché non sa come tornare.
L'offerta può creare domanda. Un servizio più frequente e affidabile può convincere nuovi passeggeri a utilizzarlo, ridurre la dipendenza dall'automobile e rendere concretamente più accessibili i centri interni. È un investimento sulla possibilità di abitare il territorio, prima ancora che sul numero di biglietti venduti.
Continuare a parlare di ripopolamento senza affrontare questa condizione significa lasciare irrisolto uno degli ostacoli più ordinari alla vita nei borghi. Perché una casa recuperata può convincere qualcuno a tornare, ma per restarci bisogna anche poter uscire, raggiungere il resto del mondo e rientrare. Possibilmente senza dover controllare, prima di tutto, se in garage o in cortile c'è una macchina.


