Una mattinata intensa e partecipata allo storico Liceo classico Bernardino Telesio di Cosenza, che ha accolto il giovane Francesco Ferrise per un incontro dedicato alla sua storia personale e al suo libro Io e la distrofia, alla presenza del dirigente scolastico, Domenico De Luca. Un racconto diretto e autentico, nel quale l’autore ha ripercorso il proprio cammino umano: dal rifiuto della malattia all’accettazione, fino alla scelta consapevole di reagire e vivere, con coraggio e determinazione.

Protagonisti dell’incontro sono stati soprattutto gli studenti del Telesio, storico liceo cosentino, che per settimane hanno lavorato sul libro di Ferrise, guidati dai docenti. I ragazzi hanno presentato il volume e la sua storia attraverso diverse forme espressive: poesia, disegno, recensioni, accostamenti con i grandi classici della letteratura e con le loro sofferenze. Ne è nato un dialogo vero, profondo, mai retorico.

Alla mattinata hanno preso parte Francesco Ferrise, autore di Io e la distrofia; Francesco Zerardi, medico; Franco Laratta, direttore di LaC News24.

Determinante il ruolo degli insegnanti del Telesio, che hanno accompagnato gli studenti in un percorso di studio e riflessione sul valore della testimonianza. Ferrise ha raccontato senza sconti il rischio di arrendersi e di lasciarsi andare a un destino segnato, spiegando invece la scelta di lottare e resistere.

Dopo il diploma e la laurea, Francesco Ferrise collabora da alcuni mesi con LaC News24 e oggi gira le scuole per raccontare, con fatica ma con grande chiarezza, il suo calvario e il suo personale “paradiso”. Un viaggio nella vita, tra mille difficoltà, affrontato con determinazione: perché, come è emerso con forza durante l’incontro, Ferrise è uno che non molla mai.

Fra i tanti interventi degli studenti, particolarmente significativa la recensione del libro scritta da Rita Maria Guzzo

«Il libro “Io e la distrofia” è un coraggioso ed emozionante viaggio alla scoperta di sé, raccontato in prima persona da un giovane uomo affetto da una malattia genetica degenerativa: la distrofia muscolare di Duchenne.

L’autore, rielaborando la teoria delle cinque fasi del lutto della psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross e adattandola alla propria patologia, consente al lettore di comprendere i suoi stati d’animo: dal rifiuto alla rabbia, dalla contrattazione alla depressione, fino all’accettazione.

Il rifiuto è il primo momento, in cui si nega la sofferenza per cercare di proteggersi dal dolore; poi subentra la rabbia, accompagnata da un senso di ingiustizia e impotenza. Segue la contrattazione, fase in cui l’autore tenta di riprendere il controllo della situazione, aggrappandosi a speranze e desideri di miglioramento.

Il quarto stadio è la depressione, caratterizzata da una tristezza profonda che si manifesta con conseguenze sia fisiche che mentali: ansia, irritabilità, insonnia, solitudine, aumento o perdita di peso corporeo. Proprio in questa fase, quando il dolore diventa oltremodo straziante, l’autore trova conforto nella musica e, in particolare, nel suo genere preferito, il rap, che diventa un vero antidolorifico naturale contro la sofferenza.

Infine sopraggiunge l’accettazione: l’autore non si rassegna alla propria condizione, ma comprende che la malattia non può definire la sua persona e che è possibile dare un senso e un obiettivo alla propria esistenza.

Attraverso le diverse fasi della patologia, l’autore racconta i sacrifici e le prove affrontate, che lo hanno guidato in un percorso di maturazione e crescita personale. Sin dall’infanzia la sua vita è stata segnata da continui spostamenti da un ospedale all’altro, dall’assunzione di farmaci e dall’utilizzo di una carrozzina elettronica.

Nel libro emerge con forza anche il ruolo dei legami familiari: il rapporto con il padre, il confronto con il fratello, l’amore incondizionato della madre, insieme all’importanza di amicizie sincere e indissolubili. Con disarmante onestà, l’autore racconta inoltre le difficoltà incontrate: prese in giro, sguardi indiscreti, cattiverie e parole inconsapevoli.

Nei momenti più angosciosi ha attraversato fasi di grande smarrimento e tormento interiore, ma proprio queste esperienze gli hanno permesso di reagire e di riprendere in mano la propria vita, senza rinunciare ai sogni, alla costruzione della propria identità e allo sguardo verso il futuro.

Attraverso gli ostacoli, l’autore ha imparato a riconoscere il proprio valore e la propria dignità, trasformando la fragilità in forza. Una storia che diventa emblema di un messaggio di consapevolezza rivolto a tutti: superare i pregiudizi e gli stereotipi sulla disabilità per costruire una società più inclusiva ed empatica, dove la “diversità” sia sinonimo di “unicità”».