VIDEO | Il pianto del “gigante buono” Antonio Zangari scuote il presidio: «Non ce la facciamo più, dobbiamo avere dignità per i nostri figli». Alcuni manifestanti hanno provato a superare il cordone degli agenti per raggiungere l’autostrada. Lo svincolo resta chiuso, mentre la protesta continua
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
La crisi delle aziende agricole calabresi si riversa davanti all’autostrada, tra trattori, lacrime e un tentativo di bloccare una delle principali arterie della regione. A Pizzo, questa mattina, i manifestanti hanno cercato di superare lo schieramento della polizia per entrare sull’A2 e fermare il traffico. Un momento di forte tensione nel presidio che, da giorni, raccoglie la protesta di chi denuncia di non riuscire più a sostenere i costi del proprio lavoro.
A convincere gli agricoltori a desistere è stata la mediazione del dirigente di polizia Domenico Lanzaro. La tensione si è così allentata e l’occupazione dell’Autostrada del Mediterraneo è stata evitata. Lo svincolo resta però chiuso e la manifestazione prosegue, con numerosi produttori calabresi arrivati fin dalle prime ore della mattinata a bordo dei loro mezzi agricoli.
La protesta regionale e la tensione davanti all’A2
Quello di Pizzo è uno dei presidi della mobilitazione cominciata in Calabria il 28 settembre, con iniziative anche a Rosarno, nel Crotonese e nell’area di Firmo-Sibari. Territori diversi, accomunati dalle stesse rivendicazioni: prezzi dei prodotti che non coprono le spese, carburante sempre più oneroso e margini insufficienti a garantire la sopravvivenza delle aziende.
Già il 29 settembre il blocco dello svincolo di Pizzo aveva provocato code e disagi. Questa mattina la protesta ha raggiunto un nuovo livello di tensione quando i manifestanti hanno provato a forzare il blocco degli agenti all’ingresso dell’autostrada.
Sul posto è presente un consistente dispositivo di polizia, con gli uomini del XII Reparto mobile di Reggio Calabria. Il confronto e la mediazione di Lanzaro hanno consentito di fermare il tentativo di entrare sull’A2, mentre il presidio continua a occupare l’area dello svincolo.
Il pianto di Zangari: «Dignità per i nostri figli»
A raccontare quanto la crisi del comparto pesi sulla vita degli imprenditori sono soprattutto le parole di Antonio Zangari, conosciuto come il «gigante buono» di Polistena, titolare di un’azienda agricola e boschiva a Laureana di Borrello.
L’uomo è scoppiato in un pianto dirotto, denunciando la disperazione di una categoria costretta a vendere sottocosto e stretta nella morsa del caro carburante. «Aiutateci, non ce la facciamo più», ha ripetuto. Poi il richiamo al futuro delle famiglie: «Chi lo diceva che in Italia, nel 2026, dobbiamo arrivare a queste condizioni? Dobbiamo avere dignità per i nostri figli, i nostri nipoti».
La sua testimonianza dà voce alla paura che accompagna la protesta: continuare a produrre senza riuscire a pagare le spese, vedere compromessi anni di lavoro e non poter assicurare stabilità a chi dipende dall’azienda.
L’appello agli agenti: «Siamo tutti fratelli»
Davanti alla polizia, Zangari ha scelto di rivolgersi direttamente agli uomini schierati per impedire l’accesso all’autostrada. «Le forze dell’ordine le guardo negli occhi perché siamo tutti fratelli», ha detto. «Siamo tutti figli italiani, siamo tutti nella stessa barca».
Ha parlato anche delle difficoltà degli agenti, richiamando quelli che ha definito «stipendi miseri» e sostenendo che lo Stato abbia messo anche loro nelle condizioni di non poter dire ciò che pensano. Quindi li ha ringraziati: «In ogni caso lottate per il popolo e vi ringraziamo di questo perché siete dei grandi. Ve lo dico dal cuore».
Un appello pronunciato nel luogo in cui la protesta degli agricoltori e il lavoro di chi deve garantire l’ordine pubblico si sono trovati a confronto, durante una mattinata segnata dalla tensione.
La richiesta a Mattarella: «Salvare quello che è rimasto»
L’imprenditore ha infine indirizzato la sua richiesta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendogli di sollecitare la politica a intervenire.
«Abbiamo perso la nostra dignità, abbiamo perso tutto quello che abbiamo», ha affermato. «Abbiamo perso le piccole e medie imprese, stiamo perdendo anche le famiglie».
Al capo dello Stato ha chiesto di parlare con le forze politiche, «destra, sinistra, quello che sia», e favorire un provvedimento per «salvare almeno quello che è rimasto». Nelle sue parole, la crisi agricola diventa anche una crisi familiare, che investe redditi, rapporti e prospettive.
Prezzi troppo bassi e costi che crescono
Nei presidi calabresi, gli agricoltori continuano a chiedere che il valore riconosciuto ai loro prodotti consenta almeno di coprire i costi di produzione. Emblematiche le testimonianze degli olivicoltori raccolte nei giorni scorsi: olio ancora invenduto nelle cisterne e prezzi scesi, in alcuni casi, fino a 3,50 euro, mentre restano da pagare manodopera, confezionamento, trasporto e carburante.
Alla Regione viene chiesto di portare queste istanze sui tavoli nazionali. La mobilitazione si inserisce nel percorso annunciato dagli organizzatori verso la manifestazione del 10 ottobre a Cosenza, alla quale intendono riunire agricoltori, allevatori, autotrasportatori e cittadini.
Intanto, a Pizzo, la protesta resta aperta. La mediazione ha evitato l’occupazione dell’A2, ma gli agricoltori rimangono al presidio e lo svincolo continua a essere chiuso.





