A Diamante istituzioni e forze dell'ordine insieme contro la violenza

Presenti decine di studenti. L'evento, organizzato dall'associazione "La Ginestra", rientra in un ampio progetto di sensibilizzazione che riguarda adulti e bambini

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di Francesca  Lagatta
26 novembre 2018
17:12

Se vi picchia non è amore. Ma anche se vi controlla, se vi umilia, se vi mortifica, se vi isola. Un sentimento nobile con l'amore va a braccetto solo con affetto, rispetto e libertà. E' questo il messaggio che questa mattina, al Museo Dac di Diamante, istituzioni e forze dell'ordine hanno lanciato a centinaia di ragazzini delle scuole, per ribadire una volta di più che la parola amore non può essere in alcun modo accostata alla parola violenza.

L'evento, organizzato dallo sportello antiviolenza "La Ginestra" di Diamante, rientra nell'ambito di un piano di sensibilizzazione ed educazione sui temi più che mai attuali come violenza di genere e femminicidio, termine quest'ultimo coniato alla fine degli anni '90 per indicare, testualmente, la “violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”.

Il dibattito è stato moderato dalla giornalista Mariella Perrone.

 

La battaglia di Teresa Sposato

Teresa Sposato non è soltanto un noto avvocato del posto, ma è anche la presidente del centro antiviolenza che da due anni esatti si occupa a tutto campo della tutela delle donne vittima di soprusi e angherie da parte di uomini, per lo più compagni e mariti.

A lei, e ai suoi collaboratori, si deve un vera e propria campagna di sensibilizzazione sull'argomento, dentro e fuori le scuole, che sempre più spesso mette in luce un fenomeno quanto mai diffuso, anche laddove sembra non essercene traccia.

Sono già almeno due i processi di cui La Ginestra si è fatta carico offrendo sostegno, psicologico e legale, alle donne vittime di abusi. Uno riguarda un caso di presunti maltrattamenti in famiglia, l'altro una presunta violenta sessuale. Episodi che sarebbero consumati rispettivamente, a Verbicaro e Diamante.

 

La presenza di istituzioni e forze dell'ordine

Una battaglia di civiltà, quella intentata da "La Ginestra" contro la violenza sulle donne, che fortunatamente trova sempre più consenso, specialmente tra i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell'ordine.

Oltre a insegnanti e dirigenti scolastici, questa mattina alla manifestazione era presente, nella persona dei suoi rappresentanti, anche il Comune di Diamante, che ha patrocinato l'evento. C'erano, inoltre, tra gli altri: Maria Rita Valente, comandante della polizia stradale di Scalea; Andrea Massari, neo comandante della stazione dei carabinieri di Scalea; Piero Sutera, comandante provinciale dei carabinieri; Alfredo Cosenza, presidente della sezione penale del tribunale di Paola; Paola del Giudice, presidente del tribunale di Paola; Mario Pace, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Paola.

 

Stragi annunciate

Sugli aspetti psicologici della violenza, un grande contributo è stato offerto dal criminologo Sergio Caruso, giovane allievo del Prof. Francesco Bruno, che con poche parole ha smontato la teoria secondo cui alcuni omicidi, in questo caso di genere, avverrebbero in preda al raptus, l'impulso violento e improvviso che comprometterebbe la capacità di intendere e di volere.

«Il raptus non esiste - ha spiegato Caruso -, nessuno si sveglia la mattina e sente l'impulso di uccidere la moglie o la fidanzata, come fosse una follia del momento. La verità è che i femminicidi sono stragi annunciate. Sono tragedie che nascono da conflitti, da incomprensioni, da episodi precedenti, e talvolta la causa risiede nelle patologie e nei disturbi dei soggetti che compiono le azioni».

Consequenzialità, dunque, e non perdita improvvisa della ragione. «Prevenire è fondamentale - spiega ancora il criminologo -, perché quando noi esperti interveniamo significa che la violenza è già insita nel soggetto e non possiamo che agire in modo secondario. Ad ogni modo potrebbe risultare efficace intervenire ai primissimi campanelli d'allarme».

Ma la violenza forse è un mostro che si può combattere: «Solo se si interviene nell'età evolutiva, che è il periodo durante il quale si formano già i potenziali carnefici». Per questo è fondamentale educare i bambini, sin da piccoli, che la violenza non è mai la soluzione. E che le donne si amano e si rispetto a ogni condizione.

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