Sant'Agata, il commissario “dimentica” la Liberazione e festeggia come il 2 novembre

Il partigiano santagatese Dante Castellucci, passato alla storia come comandante Facio, fu considerato uno dei combattenti più importanti della Banda Cervi. Ma per lui oggi non ci sarà nessuna commemorazione. La nipote: «Iniziativa inopportuna e fuori luogo»

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di Francesca  Lagatta
25 aprile 2020
13:05

Senza memoria non c'è futuro. E l'Italia, per certi aspetti, di memoria ne ha ben poca. Il 25 aprile è la data simbolica della Liberazione degli italiani dal regime nazifascita, la fine di una guerra, ufficialmente cessata in Europa l'8 maggio 1945, che in sei anni di conflitti mondiali ha causato la morte di oltre 50 milioni di persone.

In Italia il 25 aprile ricorda l'avanzata dei partigiani nei territori ancora occupati dai guerriglieri nazifascisti, l'insurrezione, la resistenza al regime militare, che sancì, tra le altre cose, la condanna a morte di Benito Mussolini, catturato e fucilato tre giorni più tardi.

Per gli italiani il 25 aprile è il giorno della fine dello strazio e di vent'anni di regime fascista. E' una festa nazionale che non dovrebbe avere colore politici, ma soprattutto dovrebbe essere un giorno di riflessione, in rispetto e in memoria di chi ha dato la vita per la libertà. E invece continua ad essere il giorno delle polemiche.

A Sant'Agata d'Esaro, paesino del Cosentino di 1800 anime, patria di Dante Castellucci e di numerosi altri partigiani, oggi si commemorano i morti, i defunti, come fosse il 2 novembre, ma è il 25 aprile e non si fa nessun accenno ai concittadini che hanno hanno pagato con la vita il prezzo della libertà.

L'iniziativa del commissario prefettizio

Dallo scorso settembre, il Comune di Sant'Agata d'Esaro è retto dal commissario prefettizio Antonella Vecchio. È lei a firmare il documento che ha scatenato polemiche e indignazione. «Nell'occasione (della festa della Liberazione, nd), questo Ente, ricorderà tutti i defunti che riposano nel locale cimitero deponendo una corona di fiori presso il cancello dello stesso camposanto». ù


 

Nessun accenno, quindi, al santagatese Dante Castellucci o agli altri liberatori della patria, solo l'annuncio di «un omaggio floraeale» innanzi alla statua dei caduti. Un dimenticanza che in questo angolo della Calabria è risuonata come un'offesa alla storia e alla propria identità.

La nipote di Castellucci: «Mio zio è un pezzo di storia di Sant'Agata»

La nipote del partigiano Dante Castellucci, Carla Servidio, ha impugnato carta e penna e ha scritto una lettera indirizzandola proprio al commissario. «Sono nata a Sant’Agata nel 1954 e vivo a Seregno, Comune gemellato con Sant’Agata di Esaro. Mio zio si chiamava Dante Castellucci, nato a Sant’Agata di Esaro nel 1920 e morto ammazzato nel 1944 ad Adelano di Zeri in provincia di Massa Carrara. Morì poco più che ragazzo, a soli 24 anni passando alla Storia della Resistenza italiana come il Partigiano Facio, Comandante del Battaglione Picelli, con una storia abbastanza nota alla Resistenza italiana (che la invito ad approfondire se non lo avesse già fatto!)»

Il combattente della "Banda Cervi"

«Zio Dante - continua Sevidio -, per presentarglielo in maniera breve e diretta, era quel Partigiano che venne considerato uno dei combattenti più importanti della “Banda Cervi” (e della Resistenza!), della quale divenne da subito elemento di spicco, diventando amico fraterno di Aldo Cervi». Proprio quell'Aldo Cervi dell'omonima famiglia, diventata simbolo incontrastato della Resistenza, che insieme ai suoi sei fratelli fu catturato, torturato e ucciso dai fascisti. «Nel libro “I miei 7 figli” Alcide Cervi - scrive la donna - raccontando un’azione partigiana in montagna, dei figli e dei loro compagni, scrisse: “avanti andava Aldo, con lo zaino sulle spalle, e poi Dante Castellucci, e gli altri”. Ecco, quel Dante Castellucci era il fratello di mia mamma, era nato a Sant’Agata di Esaro, ed è il Partigiano al quale sono dedicate l’Aula Consiliare e la Piazza principale (quella dove è ubicato il Monumento ai Caduti) del Comune di Sant’Agata che lei oggi guida in qualità di Commissario Prefettizio».

Violata la memoria di Sant'Agata

«Sant’Agata - si legge ancora nella missiva - è anche il paese di altri Partigiani che hanno dato il loro contributo alla Resistenza Italiana, ed è anche il paese che ha ospitato e accolto alcuni confinati durante il Fascismo, tra cui il celebre burattinaio Otello Sarzi. Un contributo in termini di sangue e sacrifici, da parte di migliaia di combattenti per la Libertà, uomini e donne, che l’Italia ogni anno ricorda in uno dei giorni di Festa più belli del nostro Paese: il 25 aprile».

«Non confondere il significato del 25 aprile»

La Servidio è un fiume in piena. «Ho letto il suo manifesto che vuole commemorare il 75° anniversario della Liberazione d’Italia nel Comune di Sant’Agata di Esaro. Ho apprezzato il suo gesto che vuole onorare e ricordare, nonostante i provvedimenti restrittivi dovuti all’emergenza del Covid 19, “il profondo significato di tale ricorrenza” con la deposizione di una composizione floreale con il tricolore presso il Monumento ai Caduti in Piazza Facio. Tuttavia, mi sento in dovere morale, in qualità di nipote del Partigiano Facio, ma anche di cittadina santagatese, di porle un quesito che penso in tanti ben pensanti si saranno chiesti leggendo il suo manifesto: che cosa c’entra nell’occasione dell’Anniversario della Liberazione d’Italia, festa del 25 aprile, che lei, a nome del Comune di Sant’Agata di Esaro e dei cittadini santagatesi, ricordi “tutti i defunti che riposano nel cimitero” deponendo una corona di fiori? Con tutto il rispetto per i nostri defunti, sia chiaro, ai quali vanno il nostro pensiero e le nostre preghiere quotidiane. Anzi proprio per maggiore rispetto di tutti i defunti che vengono ricordati in forma pubblica il 2 novembre nel Giorno della Commemorazione dei Defunti, ed in forma privata ogni giorno dai propri cari. Ma, soprattutto, per non confondere il significato dell’uno e dell’altro momento e, nel caso del 25 aprile, anche per non cancellare il significato storico, etico e morale di cui è carico un anniversario così importante per la Storia della Repubblica Italiana e per la Libertà dall’oppressione nazifascista».

«Un'iniziativa inopportuna»

«Mi permetta, pertanto, a conclusione di questo mio messaggio da nipote di Partigiano, in un giorno di festa così importante e bello per l’Italia intera, di dirle che la sua iniziativa risulta essere inopportuna tanto quanto fuori luogo - afferma in ultimo la nipote del partigiano Facio -. Soprattutto da rappresentante dello Stato quale lei è in qualità di Commissario, spero possa ravvedersi e fare in modo di suddividere i momenti commemorativi in giorni differenti, nel rispetto di tutti: dell’Anniversario della Liberazione d’Italia e della Commemorazione dei defunti. Viva il 25 aprile. Viva i Partigiani. Viva la Resistenza. Viva l’Italia».

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