Aeroporto Lamezia: «Per ricollocare i lavoratori del bar si usi il finanziamento regionale»

Lo afferma l’ex consigliere comunale Rosario Piccioni di opposizione Rosario Piccioni che accusa Sacal di non avere vigilato sulle clausole sociali

 

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di Redazione
17 dicembre 2020
20:00

«Condivido il grido di allarme dei dipendenti del bar-ristorante dell’aeroporto di Lamezia Terme e dei loro rappresentanti sindacali; esprimo ai lavoratori e alle loro famiglia la mia vicinanza e il mio sostegno». L’ex consigliere comunale di opposizione Rosario Piccioni interviene così sulla vicenda già sollevata dalla Fisascat Cisl. 

 


«Nei giorni scorsi la società che da marzo 2019 gestisce i punti ristoro all'interno dello scalo aeroportuale – ricorda Piccioni -  ha comunicato la disdetta del vincolo contrattuale all’agenzia interinale che nel 2019 si era fatta carico di assumere i dipendenti della precedente gestione. La conseguenza immediata sarà che i lavoratori usufruiranno di un periodo di messa in disponibilità con una indennità molto bassa, ma la cosa più preoccupante è che se la società interinale non dovesse ricevere nuove commesse nei prossimi mesi sarà purtroppo inevitabile il licenziamento dei lavoratori».

 

«Purtroppo - fa notare l’ex consigliere - ancora una volta ci troviamo di fronte a un epilogo negativo “annunciato”, sulla pelle dei lavoratori, rispetto al quale in questi mesi tanto i vertici della società quanto la politica sono rimasti immobili. Ci sono evidenti responsabilità da parte di tutti: del precedente management Sacal  a  guida  De Felice che all’inizio del 2019, in occasione dell'affidamento dell’appalto alla nuova società, nonostante le ripetute richieste del sindacato, non ha introdotto una clausola di solidarietà per salvaguardare lavoratori che da oltre vent’anni hanno svolto con continuità il loro servizio presso lo scalo lametino; ma anche dell’attuale management a guida De Metrio che dal suo insediamento ad oggi non ha avviato un’interlocuzione con i sindacati per trovare una soluzione positiva».

 

«A pagare il prezzo più alto   -commenta Piccioni - sono ancora una volta i lavoratori e le loro famiglie che, dopo quasi dieci mesi di cassa integrazione, ora vedono preclusa qualsiasi possibilità per il loro futuro. Condivido l’appello del sindacato ad avviare subito un tavolo di confronto con i vertici della società e con il presidente f.f. Spirlì perché si individui un percorso di soluzione per i lavoratori del bar-ristorante e si affronti ora in maniera complessiva, non quando non ci sarà più tempo, il tema della salvaguardia dei posti di lavoro per tutti gli altri servizi e attività presenti nello scalo lametino».

 

Un argomento, insomma, da affrontare ad ampio respiro per l’ex consigliere che argomenta: «Non dobbiamo nasconderci la realtà: in un settore come quello del traffico aereo, le conseguenze drammatiche innescate dall’emergenza sanitaria dureranno per ancora molto tempo. Abbiamo appreso dalla stampa di un finanziamento regionale di ben 5 milioni di euro destinato proprio ad aiutare gli operatori commerciali dello scalo lametino: augurandoci che non si tratti solo di un roboante annuncio elettorale, chiediamo dunque che questi fondi vengano anche utilizzati per garantire il posto di lavoro a questi lavoratori nei punti ristoro dell'aeroporto in cui hanno prestato la loro attività per anni con grande sacrificio, abnegazione e passione».

«Anziché lasciare i lavoratori al loro destino, come si è fatto in questi mesi, attiviamo percorsi di formazione e riqualificazione per limitare i licenziamenti e la chiusura delle attività. L’amministrazione regionale e i vertici della Sacal  - conclude - intervengano immediatamente».

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