Incendi in Calabria

Amarezza e indignazione per le fiamme in Aspromonte, a Reggio una passeggiata simbolica

VIDEO | Il gruppo Articolo 118 ha proposto una camminata sull’omonima via per incontrarsi e non restare indifferenti

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di Anna Foti
18 agosto 2021
14:03

Hanno scelto la strada che porta il nome della montagna che brucia, dove le fiamme di questi giorni hanno ridotto in cenere migliaia di ettari, compromettendo la ricchezza naturalistica del suo prezioso e unico patrimonio. Cittadine e cittadini di Reggio Calabria hanno scelto la via Aspromonte e, ritrovandosi a piazza Garibaldi, l'hanno percorsa fino al parco Gianluca Canonico, per altro ripulito e riqualificato anche su impulso dello stesso gruppo Articolo 118 che ha proposto questa iniziativa. «Siamo qui perché non avremmo potuto restare indifferenti alle fiamme che stanno distruggendo il nostro splendido Aspromonte. Siamo tristi ed indignati», così Simona Lanzoni, del gruppo Articolo 118 di Reggio Calabria.

Nella piazza intitolata al bimbo di dieci anni rimasto vittima involontaria di una sparatoria a Reggio nel 1985, molti hanno poi sostato per riflettere sulle nefaste conseguenze di quanto accaduto e sugli inevitabili riflessi sul presente e sul futuro, in termini di vegetazione, ossigeno, equilibrio idrogeologico, acqua, biodiversità, di natura in tutta la sua dimensione essenziale e vitale.


La condivisione di un dispiacere profondo divenuto anche un’occasione per uno scambio di idee sulle cause di questi incendi così violenti ed estesi, sul fallimento del meccanismo di prevenzione e di controllo e sulla necessità di accertare le responsabilità degli incendi di cui si appuri la natura dolosa.

Un’intensa partecipazione emotiva da parte di chi la montagna la vive fin dall’infanzia, di chi ad essa associa i ricordi più belli e anche da parte di chi, avendola conosciuta in età adulta, comunque si è legato ad essa in modo profondo e viscerale.

Insomma pur non potendo spegnere le fiamme e dare un contributo operativo, la scelta è stata quella di manifestare le proprie amarezza e indignazione e il dolore incontrandosi e condividendo pensieri e magari anche proposte per il futuro di una montagna che certamente molti dei prossimi decenni non sarà più la stessa.

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