Antonino Loielo ucciso da uno dei figli, l’altro avrebbe contribuito a far sparire il corpo

Ecco le ipotesi di reato formulate dalle Procura di Vibo: l’omicida sarebbe Ivan. Il fratello Walter difeso d’ufficio dall’avvocato del superpentito di Cosa nostra Gaspare Spatuzza

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di Pietro Comito
3 dicembre 2020
11:38

L’omicidio è contestato solo ad Ivan Loielo. Il fratello Walter, invece, avrebbe solo concorso all’occultamento del cadavere, seppellito tra i boschi di Ariola, alla periferia di Gerocarne.

È quanto si ricava dall’avviso di accertamenti tecnici irrepetibili firmato dal pm Filomena Aliberti, la quale per la lupara bianca che nell’aprile del 2017 colpì Antonino Loielo ha formalmente iscritto sul registro degli indagati due dei figli della vittima.

Walter è assistito d’ufficio dall’avvocato Valeria Maffei, prestigiosa penalista del Foro di Roma che, tra i suoi assistiti, ha anche il superpentito di Cosa nostra Gaspare Spatuzza.

Sparizione mai denunciata

La scomparsa di Antonino Loielo non fu mai denunciata da alcuno dei suoi familiari – ovvero l’ex moglie, la nuova compagna e altri otto figli - tutti indicati come persone offese. Sul caso indaga la Squadra mobile di Vibo Valentia guidata dal dirigente Fabio Di Lella, con il coordinamento del procuratore Camillo Falvo e del sostituto Filomena Aliberti.

La vittima sarebbe stata uccisa a colpi d’arma da fuoco, in circostanze sulle quali gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo, in seguito il corpo sarebbe stato condotto tra i boschi, avvolto in un cellophane e qui seppellito vicino alla carcassa di una vecchia Fiat 500 rossa.

Il 4 novembre scorso, quindi, gli scavi dei poliziotti di Vibo Valentia che - all’esito di una svolta sulle indagini condotte nelle Preserre, sconvolte sin dal 2012 dalla recrudescenza della faida tra gli eredi dei defunti boss Giuseppe e Vincenzo Loielo ed i reduci a piede libero del clan Emanuele - hanno riesumato il cadavere, sul quale ora si attendono gli esami scientifici affidati al medico legale Katiuscia Bisogni.


Gli altri fatti di sangue

Lo scomparso - che era stato bersaglio, nel 2015, di un gravissimo attentato, mentre era in auto con alcuni figli e la compagna al sesto mese di gravidanza - sarebbe stato ucciso per questioni afferenti la sfera familiare e, pertanto, l’omicidio ed il successivo occultamento del cadavere non sarebbero maturati per ragioni mafiose.

La svolta su questo caso giunge in un momento di stasi della guerra di mafia che ha insanguinato le Preserre provocando una lunga scia di sangue tra le giovani leve del crimine organizzato locale, lungo la rotta Soriano-Gerocarne. Un sequela di omicidi e tentati omicidi, che non ha risparmiato neppure una vittima innocente, ovvero Filippo Ceravolo, ucciso per errore, a soli 19 anni, il 26 ottobre del 2012. Una ferita sempre aperta per la quale non si è mai sopita la speranza di avere giustizia.

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