Condannati a morire soli e senza cure, la cinica giostra sulla vita degli anziani di Chiaravalle

Nel giro di pochissimi giorni l'epidemia si è portata via già sette persone. All'interno della struttura ci sono decine di contagiati che hanno necessità di essere ricoverati, all'esterno si discute ancora di chi debba farsene carico

di Manuela Serra
1 aprile 2020
07:59

I giorni, le ore, i minuti scivolano via come sabbia in una clessidra. Il tempo passa, e più passa più si riduce drasticamente la possibilità di salvare vite umane, di evitare che si consumi, inesorabile, una strage nel silenzio di chi poteva e non ha fatto, di chi doveva e non ha fatto.

È una situazione gravissima quella che vede protagonista la casa di cura Domus Aurea di Chiaravalle diventata una vera e propria bomba sanitaria. 

Ad assistere gli anziani ricoverati oggi solo 7 dipendenti su 44 in organico, evidentemente troppo pochi per le decine di persone contagiate: «Sto chiedendo che questi pazienti vengano curati, che non si aspetti inermi che passino a miglior vita senza che le istituzioni ci diano una risposta. Sono rimasti solo 7 dipendenti e lavorano senza le tute di protezione e gli altri dispositivi necessari» - denuncia il titolare della Rsa Domenico De Santis nel corso della nostro Speciale coronavirus.

Qui l’epidemia, il brutto mostro del coronavirus è avanzato in maniera rapidissima contagiando ospiti e dipendenti. Nel giro di pochissimo tempo la struttura è diventata un focolaio che si è portato via già sette vite.

Finalmente ieri sera sembrava essere giunta la buona notizia dello sgombero della struttura e dell’ospedalizzazione dei pazienti che erano stati dirottati all’ospedale di Lamezia Terme.
Poi una nuova polemica. La levata di scudi del sindaco della città Paolo Mascaro e il nuovo stop. Il nosocomio di Lamezia – per il sindaco - non è pronto ad accogliere così tanti contagiati, rischierebbe di diventare un focolaio. Con tanto di post e video su facebook il primo cittadino ha annunciato l’annullamento del trasferimento degli anziani nella città della piana.

E mentre Salvini esprime preoccupazione in una nota («sto personalmente seguendo la vicenda e auspico un intervento risolutivo») così come gli esponenti calabresi della Lega Furgiuele e Raso che seppur preoccupati sono concordi nel non far arrivare i pazienti a Lamezia («Lamezia è, e sarà, una città generosa e solidale, ma in questo momento così critico non è ancora pronta»), mentre si consuma il teatrino su chi debba farsi carico della situazione, in ballo c’è la vita di 48 persone. 48 anziani che hanno bisogno delle cure necessarie e che invece sono lasciati a morire nei lori letti.

Disperato è stato l’appello finale di De Santis questa mattina ai nostri microfoni: «Sto chiedendo in tutte le lingue che tutte questi ospiti vengano ospedalizzati, solo tre sono stati ricoverati. Chi può e chi deve ci aiuti a contenere la strage».

Ora è corsa contro il tempo. Nel pomeriggio dovrebbe iniziare finalmente il trasferimento. Personale medico ed infermieristico del policlinico Universitario Mater Domini di Catanzaro è sul posto per stabilire le priorità di trasferimento verso la struttura catanzarese. Al momento, in accordo tra i commissari che gestiscono la Asp di Catanzaro e la Regione, gli ospiti che sarebbero dovuti andare nell'ospedale di Lamezia Terme sono stati messi in attesa per verificare le valutazioni su altre strutture.

E la nostra speranza è che si faccia presto, prima che cadano anche gli ultimi granelli di sabbia dalla clessidra.

Giornalista
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