Anziano di Trebisacce morto dopo lunga attesa in ambulanza, la Cgil: «Si faccia luce»

L'83enne è rimasto per ore bloccato nel mezzo di soccorso prima di essere trasferito a Cosenza dove ha perso la vita

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di Vincenzo Alvaro
23 dicembre 2020
15:19

Serve «fare luce sull’intera vicenda, perché troppi sono gli interrogativi a cui bisognerà dare urgenti risposte». Così Vincenzo Casciaro, segretario comprensoriale della Fp Cgil, interviene dopo l'episodio dell'uomo 83enne di Trebisacce rimasto per ore in ambulanza davanti all'ospedale di Rossano prima di essere trasferito a Cosenza per una Tac dedicata, che darà esito positivo al Covid. L'uomo morirà nella notte, subito dopo il ricovero. In questa vicenda dal finale drammatico c'è anche la situazione lavorativa che ha visto coinvolti un medico, un’infermiera, un autista di un’ambulanza medicalizzata del 118 di Castrovillari che per ore sono rimasti bloccati con il paziente nel mezzo di soccorso senza «avere la possibilità di mangiare, bere, andare in bagno» scrive il sindacalista.

La drammatica vicenda

A Trebisacce dove l'uomo accusa il malore non c’è un’ambulanza medicalizzata e si chiede ad un equipaggio del 118 di Castrovillari di intervenire per trasferire il paziente a Rossano. Qui «comincia l’odissea - scrive Casciaro - poiché il paziente, bisognoso d’ossigeno, viene lasciato per 6 ore in ambulanza, prima di essere sottoposto a Tac. Con lui, ci sono i tre operatori sanitari dell’ambulanza partiti 7 ore prima da Castrovillari, bardati dalla testa ai piedi per motivi di sicurezza». Aspetteranno in quattro (paziente compreso che poi perderà la vita a Cosenza nel corso della notte) senza che «nessuno» si faccia «carico della situazione».


Dopo mezzanotte i tre operatori sanitari faranno ritorno a casa, quando il paziente sarà accolto nel reparto di Cosenza dedicato ai malati di Covid. Ma la Fp Cgil non ci sta e chiede chiarimenti sulla vicenda a partire dal fatto che a Trebisacce non ci sia un medico di turno al 118. «Da quanti mesi va avanti questa storia? Cosa ha fatto finora il direttore sanitario di Trebisacce, Antonio Adduci, per colmare il vuoto?». Gli interrogativi arrivano fino al direttore generale del 118 aziendale, Riccardo Borselli, al quale la funzione pubblica del sindacato chiede se sia a «conoscenza che un medico del 118 gli è stato sottratto, per prestare lavoro (spesso in doppia) nel pronto soccorso di Trebisacce». Ma gli interrogativi continuano anche sulla condizione registrata a Rossano dove ci sono volute molte ore prima di prendere in carico un paziente.

Disorganizzazione generale

Una «disorganizzazione» che per Casciaro «ha rivelato molta disumanità e molto egoismo». L'episodio, se ce ne fosse bisogno, rilancia «problemi seri di organizzazione» della struttura ospedaliera territoriale, soprattutto in periodo di emergenza sanitaria come quella che viviamo. Ma c'è di più: far attendere per molte ore il personale del 118 di Castrovillari nei pressi dell'ospedale di Rossano prima che il paziente fosse preso in carico dalla struttura sanitaria ha comportato che per molte ore la postazione della città del Pollino rimanesse «sguarnita di ambulanza». Questione sulla quale il sindacato si attende «risposte» dal responsabile Suem, Borselli. Ore di «assurdo silenzio» che avvolgono i contorni di una «incredibile vicenda, dentro tute impermeabili e con mascherine, visiere e quant’altro, sfiancati fino allo stremo per fame, sete e necessità fisiologiche».

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