Appalti truccati e truffa, sequestro di beni a società nel catanzarese VIDEO

I reati contestati a vario titolo sono truffa, abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale

20 luglio 2015
16:02

Botricello (CZ) - Un decreto di sequestro beni per un importo complessivo di 127.832,13 euro nei confronti di un ex tecnico del comune di Botricello, Bruno De Gori, 59 anni, dell'amministratore di una società, Giusy Viscomi, 28 anni, e di un socio, Marcello Viscomi, 54. I reati contestati a vario titolo ed in concorso tra loro sono quelli di truffa, abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. I reati sarebbero stati commessi nel 2013 e fino a settembre 2014.

 


Secondo quanto emerso nelle indagini, i tre avrebbero messo in piedi un sistema di gestione degli appalti pubblici che avrebbe favorito la società dei due indagati, senza alcun controllo da parte dell'Ufficio tecnico di cui il professionista era responsabile. Ai tre sono stati sequestrati, al momento, circa 50 mila euro in denaro contante e un'autovettura al tecnico comunale, denaro contante e un furgone ai due soci, me sono in corso ulteriori approfondimenti per l'individuazione di altri beni. Tra le irregolarità riscontrate ci sono pagamenti di lavori che non risultano effettuati e la mancata verifica del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) e di altre attestazioni obbligatorie che, invece, in alcuni casi sono state presentate in copia falsificata o non utilizzabili dalla pubblica amministrazione.

 

Molte delle gare, secondo i riscontri dei carabinieri, venivano aggiudicate con procedura negoziata oppure mantenendo l'importo sotto la soglia comunitaria dei 40mila euro, attraverso lo "smembramento" dei lavori che poi venivano affidati sempre alla stessa società. Tra i lavori finiti nelle indagini, senza essere mai stati effettuati, ci sono anche alcuni servizi relativi allo sbarco di immigrati avvenuto a Botricello nel 2013. L'inchiesta ha svelato che i lavori effettuati dalla ditta venivano liquidati dall'Ufficio finanziario del comune grazie alle attestazioni di regolarità firmate dal tecnico, al punto che il gip evidenzia nel decreto di sequestro che si tratta di vere e proprie "condotte truffaldine, poste in essere mediante artifici e raggiri".

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